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COP29 e il Rapporto Net Zero Atlas sui rischi climatici Città fortemente esposte e sotto pressione. La COP29 si avvicina e, con essa, si ripropone il tema dell’approccio al cambiamento climatico. La Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico è infatti prevista dal 28 novembre al 12 dicembre 2024 e si terrà a Baku, in Azerbaigian. Il recente rapporto Net Zero Atlas offre un’analisi completa dei rischi climatici e delle traiettorie di decarbonizzazione per i paesi del G20, evidenziando l’urgenza di azioni concrete per limitare il riscaldamento globale e proteggere le città, i pilastri economici del pianeta.
Il Net Zero Atlas esplora tre scenari principali per il 2035: gli impegni attuali (NDC 2.0), le promesse a lungo termine (LTC) e un approccio ambizioso per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Questi scenari delineano percorsi differenti, con implicazioni economiche e politiche di vasta portata. Mentre le NDC 2.0 limitano il riscaldamento a 2,4°C, solo un’accelerazione significativa potrebbe contenere l’aumento della temperatura entro 1,8°C, riducendo i rischi fisici e proteggendo gli ecosistemi.
Le decisioni prese nei prossimi anni plasmeranno il futuro. Gli investitori cercano segnali chiari dai governi per mobilitare risorse verso tecnologie verdi e progetti sostenibili. Tuttavia, senza obiettivi più ambiziosi, il mondo rischia di affrontare un futuro caratterizzato da instabilità climatica ed economica.
Le città, centri nevralgici della popolazione e dell’economia, sono in prima linea nel subire gli impatti del cambiamento climatico. Il rapporto analizza quattro rischi principali: inondazioni, cicloni, ondate di calore e stress idrico. I dati rivelano un aumento preoccupante dell’esposizione ai rischi climatici entro il 2050, con il 47% delle grandi città del G20 a rischio elevato.
Eventi estremi, come le ondate di calore, potrebbero più che raddoppiare, passando da una media di 14 a 36 giorni all’anno. Regioni come il Medio Oriente e il Sud-est asiatico saranno particolarmente colpite, con città come Dubai e Singapore che dovranno affrontare combinazioni letali di stress idrico e temperature estreme.
Le NDC 3.0, che saranno presentate entro il 2025, rappresentano un punto di svolta cruciale. Questi nuovi obiettivi definiranno il ritmo della decarbonizzazione post-2030. Un percorso lineare verso la neutralità climatica potrebbe allineare il riscaldamento a 2°C, ma solo una decarbonizzazione accelerata nei prossimi anni potrebbe mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C.
Il rapporto evidenzia che, senza un’accelerazione drastica, il budget delle emissioni compatibile con 1,5°C sarà esaurito entro il 2033, lasciando il mondo impreparato di fronte agli effetti più devastanti del cambiamento climatico.
Affrontare i rischi fisici richiede un adattamento su larga scala. Il Net Zero Atlas sottolinea la necessità di sistemi di allerta precoce, infrastrutture resistenti e soluzioni basate sulla natura. Progetti innovativi, come le “città spugna” di Shanghai o i tetti verdi di Singapore, dimostrano che è possibile mitigare i danni climatici attraverso investimenti mirati.
Secondo il rapporto, il costo globale per l’adattamento è stimato in 215 miliardi di dollari l’anno. Sebbene elevati, questi costi rappresentano un’opportunità per prevenire danni ben maggiori nel lungo termine.
Il Net Zero Atlas lancia un messaggio chiaro: il tempo per agire è ora. Le decisioni prese alla COP29 e nelle successive negoziazioni climatiche definiranno il futuro del pianeta. Governare la transizione energetica e investire nell’adattamento non è solo un obbligo morale, ma una necessità economica per garantire la sicurezza e la prosperità globale.
Adottare impegni ambiziosi, accelerare la decarbonizzazione e proteggere le città dai rischi fisici non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa. Il mondo ha ancora la possibilità di cambiare rotta. La domanda è: sarà abbastanza rapido?
Il Report è disponibile, in lingua inglese, a questo link.



