L’esposizione del manifatturiero italiano al rischio idrogeologico Lo studio Banca d’Italia

Gennaio 15, 2025by Alessandra Schofield
  L’esposizione del manifatturiero italiano al rischio idrogeologico Lo studio Banca d’Italia

 

L’esposizione del manifatturiero italiano al rischio idrogeologico Lo studio Banca d’Italia. Banca d’Italia ha nei giorni scorsi pubblicato un documento – realizzato a dicembre – che analizza l’esposizione delle aziende manifatturiere italiane al rischio idrogeologico.

Dall’approfondimento emerge che il 29% delle aziende manifatturiere italiane ha almeno un’unità produttiva situata in un’area a rischio alluvionale, l’8,3% delle aziende manifatturiere è esposto al rischio di frane e solo il 2,9% delle imprese ha almeno un’unità esposta sia al rischio di alluvioni sia a quello di frane, dato che i due fenomeni sono generalmente localizzati in aree geografiche diverse.

Sotto questo punto di vista, si rileva – per fare alcuni esempi – che l’Emilia Romagna (in particolare nell’area orientale della Romagna, caratterizzata da pianure soggette a esondazioni) e la Toscana (con particolare riferimento alle province settentrionali)  rappresentano oltre il 50% delle unità produttive esposte al rischio alluvionale.
Per quanto riguarda il Molise, sebbene solo il 5% delle unità produttive sia esposto al rischio alluvioni, il 34% della forza lavoro regionale opera in aree a rischio medio, in ragione di un grande stabilimento nel settore automobilistico, con oltre 2.000 dipendenti.
La Valle d’Aosta presenta alcune esposizioni al rischio alluvionale, ma la scala è relativamente piccola rispetto ad altre regioni.

Sotto il profilo del rischio frane, la Liguria presenta il valore più alto, con il 35% dei lavoratori manifatturieri situati in aree a rischio. La conformazione montuosa della regione contribuisce alla vulnerabilità.
La Toscana si distingue non solo per l’esposizione ad alluvioni, ma anche per il rischio frane nelle zone collinari e montuose, mentre la Campania presenta aree montuose con alta esposizione.
Oristano e Arezzo sono le province più esposte, con oltre il 50% dei lavoratori manifatturieri in zone a rischio di frane.
Le regioni pianeggianti, come la Puglia, hanno un’esposizione limitata a questo rischio.

Il settore tessile, a causa della storica vicinanza ai fiumi per l’approvvigionamento idrico, è il più esposto al rischio alluvioni, così come l’industria chimica e la produzione di alimenti e bevande a causa della localizzazione degli stabilimenti nelle pianure.
Il settore conciario è esposto ad entrambi i rischi, data la necessità di situare i siti produttivi in prossimità di fonti idriche.

Il rischio frane è più legato alla localizzazione delle aziende in zone o regioni montuose, che alla loro tipologia.

In linea generale, le aziende più vecchie tendono ad avere una maggiore esposizione ai rischi, specialmente alle alluvioni, probabilmente alle decisioni di localizzazione prese in periodi storici quando i rischi idrogeologici erano meno noti o meno considerati.

Secondo Banca d’Italia, entro il 2100, le perdite economiche annue legate alle alluvioni in Europa potrebbero raggiungere i 44 miliardi di euro, con un impatto significativo anche sull’Italia.

Il documento è disponibile, in lingua inglese, a questo link.

 

Alessandra Schofield

Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da oltre vent'anni sono vicina alle realtà associative di primo e di secondo livello degli Agenti d’assicurazione, prestando consulenza professionale nell’ambito della comunicazione. All’attivo ho anche un’esperienza nel mondo consumeristico. Attualmente collaboro con AUA Agenti UnipolSai Associati, dedicandomi a questo grande e coinvolgente progetto con passione ed entusiasmo.