Il rapporto tra conoscenza assicurativa e decisione di sottoscrivere una polizza Mix by audio-joiner.com
Il rapporto tra conoscenza assicurativa e decisione di sottoscrivere una polizza. Lo studio Can insurance knowledge mitigate framing bias? Evidence from retail insurance decisions, a cura di Andrea Lippi, ricercatore del Dipartimento di Scienze economiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, analizza il rapporto tra conoscenza assicurativa e framing effect, cioè la tendenza a prendere decisioni diverse di fronte a situazioni sostanzialmente equivalenti, a seconda di come le informazioni vengono formulate.
L’autore muove dalla constatazione che le distorsioni comportamentali svolgono un ruolo importante nelle decisioni finanziarie delle famiglie. Le scelte assicurative sarebbero particolarmente esposte a questi effetti, perché riguardano eventi probabilistici, prodotti complessi e rischi che i consumatori possono avere difficoltà a valutare. Sebbene il framing sia stato ampiamente studiato nelle decisioni finanziarie, sanitarie e di consumo, risultano ancora relativamente limitate le ricerche condotte su campioni rappresentativi che mettano in relazione la formulazione delle informazioni con il livello di conoscenza assicurativa. Il lavoro esamina inoltre l’eventuale presenza di differenze tra uomini e donne nella sensibilità a questo tipo di condizionamento.
L’analisi utilizza i dati dell’indagine IVASS Conoscenze e comportamenti assicurativi degli italiani, realizzata nel 2020 su un campione rappresentativo di 2.053 adulti. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi equivalenti, ai quali sono stati presentati tre scenari assicurativi con contenuto sostanzialmente identico ma formulazioni differenti. Il primo scenario descriveva la probabilità di un incidente in termini negativi, affermando che si sarebbe verificato 25 volte su 100, oppure in termini positivi, precisando che non si sarebbe verificato 75 volte su 100. Il secondo esprimeva lo stesso rischio mediante una frequenza oppure una percentuale. Il terzo presentava l’aumento del rischio di furto attraverso una formulazione generica, parlando di un rischio raddoppiato, oppure mediante valori espliciti, indicando il passaggio da un caso su mille a due casi su mille.
Nel primo scenario emerge un framing effect statisticamente significativo. Quando l’informazione sottolinea che l’incidente non si verificherà in 75 casi su 100, le persone risultano meno inclini a sottoscrivere la polizza rispetto a quando viene evidenziato che l’incidente si verificherà 25 volte su 100. Secondo l’autore, la formulazione positiva rende il rischio meno saliente e riduce la percezione della necessità di assicurarsi. In entrambi i gruppi, tuttavia, una maggiore conoscenza assicurativa si associa a una più elevata probabilità di sottoscrivere la copertura. L’analisi rileva anche una minore propensione alla sottoscrizione tra le persone più anziane e, con diversa intensità statistica, tra le donne e le persone con un livello di istruzione più basso.
Nel secondo scenario, la rappresentazione della stessa probabilità come frequenza o come percentuale non produce differenze statisticamente significative tra i due gruppi. L’autore ipotizza che il rischio fosse comunque percepito come molto basso e che il semplice passaggio da una modalità numerica all’altra non fosse sufficiente a modificarne sensibilmente la valutazione. Anche in questo caso, una maggiore conoscenza assicurativa risulta associata, in entrambi i gruppi, a una maggiore disponibilità a pagare per la polizza.
Il terzo scenario mostra nuovamente un effetto significativo della formulazione. Descrivere genericamente il rischio di furto come raddoppiato suscita una reazione più forte rispetto all’indicazione esplicita del passaggio da un caso su mille a due casi su mille. La parola raddoppio accresce la rilevanza percepita del pericolo, mentre i valori assoluti permettono di riconoscere che la probabilità rimane molto contenuta. Nella formulazione numericamente esplicita, le persone con una maggiore conoscenza assicurativa risultano meno disposte a pagare per la copertura: un comportamento che l’autore interpreta come indice di una valutazione più proporzionata all’effettiva entità del rischio. In questo scenario le donne dichiarano inoltre una disponibilità a pagare inferiore, ma il risultato riguarda specificamente una delle formulazioni esaminate.
Dunque non tutte le modalità di framing hanno la stessa efficacia. La semplice sostituzione di una frequenza con una percentuale non modifica necessariamente le scelte, mentre la contrapposizione tra formulazioni positive e negative e quella tra descrizioni generiche e probabilità esplicite possono incidere in modo significativo sulla percezione del rischio e sulle decisioni assicurative. L’autore rileva anche differenze legate al genere e conclude che le donne sembrano più sensibili ad alcune manipolazioni della formulazione, soprattutto nei casi in cui lo stesso evento viene presentato positivamente oppure negativamente.
Secondo l’interpretazione proposta nell’elaborato, chi possiede competenze maggiori tende a elaborare più consapevolmente le informazioni probabilistiche e a reagire meno alla sola modalità con cui il rischio viene presentato. Nel caso di un rischio rilevante, una maggiore conoscenza può favorire la sottoscrizione della polizza; quando invece i valori assoluti mostrano che il rischio è estremamente basso, può condurre a una minore disponibilità a pagare. La conoscenza assicurativa agirebbe dunque come uno strumento di riduzione delle distorsioni, favorendo decisioni più coerenti con l’effettiva entità del rischio.
Da questa lettura derivano implicazioni sia per le imprese sia per le autorità di regolazione. La formulazione delle informazioni può contribuire a richiamare l’attenzione su rischi sottovalutati, ma può anche alterare le scelte dei consumatori quando viene impiegata strategicamente nella comunicazione commerciale. Per l’autore, migliorare l’educazione assicurativa potrebbe quindi rafforzare la capacità delle famiglie di valutare le coperture in modo più autonomo e oggettivo. Il lavoro suggerisce infine di verificare, attraverso future ricerche, se lo stesso effetto protettivo delle conoscenze specifiche sia riscontrabile anche nelle decisioni relative agli investimenti, alla previdenza e al credito.



