Previdenza complementare oltre 12 milioni di posizioni e 273 miliardi di risorse a giugno 2026
Il documento COVIP LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE PRINCIPALI DATI STATISTICI GIUGNO 2026 presenta i principali dati statistici sulla previdenza complementare italiana aggiornati alla fine del 6/26. I dati, ancora provvisori, riguardano il numero delle posizioni aperte, i contributi raccolti, le risorse destinate alle prestazioni e i rendimenti conseguiti dalle diverse forme pensionistiche.
Relativamente alla previdenza complementare risultano oltre 12 milioni di posizioni e 273 miliardi di risorse a giugno 2026 e +13,4% i contributi raccolti rispetto al 2025
Alla fine del primo semestre del 2026 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 12,2 milioni, con un aumento di circa 558.000 unità, pari al 4,8%, rispetto alla fine del 2025. Poiché una stessa persona può aderire contemporaneamente a più forme, il numero effettivo degli iscritti, al netto delle posizioni multiple, sfiora gli 11 milioni. Le posizioni riconducibili ai lavoratori dipendenti sono circa 9,24 milioni, in crescita del 5,8%.
I fondi pensione negoziali raggiungono 4,826 milioni di posizioni, registrando un incremento del 6,9%. Una parte rilevante della crescita deriva dall’entrata a regime del silenzio-assenso per i dipendenti pubblici della scuola assunti a tempo indeterminato a partire dal 2019: il relativo fondo di categoria arriva a 239.800 posizioni, 119.600 in più rispetto a dicembre 2025. Aumenti significativi interessano anche il fondo dei lavoratori del commercio, con 36.700 posizioni aggiuntive, quello dei metalmeccanici, con 30.500, e quello destinato al pubblico impiego, con 25.200.
Tra le forme pensionistiche di mercato, i fondi pensione aperti mostrano l’aumento più sostenuto: raggiungono 2,402 milioni di posizioni, 140.000 in più rispetto alla fine del 2025, con una crescita del 6,2%. I PIP nuovi arrivano a 4,075 milioni di posizioni, aumentando di 103.600 unità, pari al 2,6%. I fondi pensione preesistenti contano circa 698.000 posizioni, mentre i PIP vecchi ne registrano 271.000.
Nel primo semestre del 2026 i fondi negoziali, i fondi aperti e i PIP nuovi hanno raccolto complessivamente 8,861 miliardi di euro di contributi, il 13,4% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. I fondi negoziali hanno ricevuto 4,459 miliardi, con un incremento del 12,9%; i fondi aperti 1,965 miliardi, con una crescita del 19,2%; i PIP nuovi 2,437 miliardi, con un aumento del 10%. La raccolta è stata pari a 4,758 miliardi nel primo trimestre e a 4,103 miliardi nel secondo.
Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni ammontano a 273,242 miliardi di euro, il 4,3% in più rispetto alla fine del 2025. L’aumento deriva in misura approssimativamente equivalente dal saldo positivo della gestione previdenziale e dal risultato della gestione finanziaria, tornato positivo nel secondo trimestre grazie al recupero dei corsi dei titoli detenuti in portafoglio. I fondi negoziali dispongono di 86,596 miliardi, i fondi aperti di 45,873 miliardi e i PIP nuovi di 61,873 miliardi. Ai fondi preesistenti fanno capo circa 72 miliardi e ai PIP vecchi 6,9 miliardi.
Nel primo semestre del 2026 i rendimenti delle forme di previdenza complementare risultano positivi, sostenuti soprattutto dalla ripresa dei mercati azionari, in un contesto ancora segnato dall’incertezza legata all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. I comparti azionari ottengono in media il 6,7% nei fondi negoziali, il 6,8% nei fondi aperti e l’8,1% nelle unit linked dei PIP. Le linee bilanciate rendono mediamente il 4% nei fondi negoziali, il 4,4% nei fondi aperti e il 4,7% nei PIP. Risultati positivi si registrano anche nei comparti obbligazionari e garantiti. Nello stesso semestre la rivalutazione netta del TFR è pari al 2,3%, mentre il tasso d’inflazione indicato nel documento è del 2,7%.
Considerando il periodo compreso tra la fine del 2015 e giugno 2026, i rendimenti medi annui composti delle linee azionarie si collocano tra il 5,2 e il 5,6%. Per le linee bilanciate variano dal 2,2 al 3,2%, mentre la maggior parte delle linee garantite e obbligazionarie presenta risultati positivi ma inferiori all’1%. Le gestioni separate di ramo I dei PIP conseguono un rendimento medio annuo dell’1,5%. Nel medesimo periodo la rivalutazione media annua composta del TFR è del 2,6%.
La distribuzione dei risultati dei singoli comparti mostra che tutte le linee azionarie e buona parte di quelle bilanciate hanno ottenuto rendimenti superiori a quelli dei comparti obbligazionari e garantiti. I comparti azionari di tutte le forme pensionistiche, insieme a quelli bilanciati dei fondi negoziali, superano la rivalutazione del TFR. A parità di linea di investimento, i fondi negoziali presentano inoltre una dispersione dei rendimenti più contenuta rispetto ai fondi aperti e ai PIP.
N.B.: Nel documento emerge una discordanza relativa al rendimento semestrale dei comparti bilanciati dei PIP: la nota di commento indica -4,7%, mentre la Tavola 4 riporta +4,7%.




