Quarta edizione di City Flows “Mobility for everyone” Marisa Parmigiani presenta la ricerca Unipolis-Nomisma_Mix by audio-joiner.com
Marisa Parmigiani, Consigliera Delegata della Fondazione Unipolis ETS, è intervenuta alla IV Edizione di City Flows, tenutasi a Matera, per presentare la ricerca svolta insieme a Nomisma.
Parmigiani ha rivolto un ringraziamento particolare ai partner che hanno reso possibile l’indagine e l’organizzazione dell’incontro: senza il loro contributo, ha osservato, non sarebbe stato possibile mettere in relazione tante competenze, conoscenze ed esperienze. La Ministra per le Disabilità, che ha patrocinato l’iniziativa, ha inviato una lettera nella quale ha espressamente riconosciuto il lavoro di squadra svolto. Per Unipol, ha ricordato la Consigliera, la mobilità è un tema fondante sia della strategia di business sia di quella di sostenibilità.
La ricerca Unipolis-Nomisma presentata da Marisa Parmigiani durante la quarta edizione di City Flows “Mobility for everyone”, esamina la catena della mobilità attraverso alcuni indicatori specifici, e misurati nelle città che hanno ospitato City Flows, inclusa la stessa Matera, rispetto alla quale, inoltre, i dati delle scatole nere forniti da UnipolTech hanno permesso di individuare i punti critici del trasporto pubblico locale.
Il primo aspetto esaminato riguarda il recupero dei livelli di mobilità rispetto al periodo precedente alla pandemia. Il tasso di mobilità è tornato tendenzialmente allo stesso livello, ma è cresciuta la concentrazione degli spostamenti entro i quindici minuti: molte automobili e molti mezzi privati vengono dunque utilizzati per tragitti molto brevi, con una conseguente maggiore concentrazione del traffico. La durata media degli spostamenti resta stabile intorno ai venti minuti, mentre si registra una riduzione della velocità media.
Parmigiani ha sottolineato che le diverse componenti della mobilità sono strettamente collegate: una carenza in una di esse può produrre effetti a cascata sulle altre, fino a generare conseguenze economiche e sociali. Il punto di partenza è la copertura e l’accessibilità del trasporto pubblico locale, o TPL. Un’offerta ridotta o difficilmente accessibile incoraggia l’uso del mezzo privato. Occorre quindi rendere il TPL più accessibile sia aumentando la frequenza e la diffusione dei percorsi, sia garantendone l’utilizzo a tutte le persone. Su quest’ultimo punto, ha anticipato, la ricerca presenta un dato particolarmente preoccupante: la maggiore dipendenza dai mezzi privati accresce il traffico, i tempi di percorrenza e la congestione della rete stradale, alimentando anche il rischio di incidenti. Le conseguenze si riflettono nei costi sociali: gli incidenti possono causare perdite di vite umane, disabilità e perdita di produttività, trasformando persone prima autonome e contribuenti in persone che necessitano di maggiore sostegno. Se il TPL non è inclusivo, alle persone con disabilità si aggiungono ulteriori ostacoli alla mobilità.
L’accessibilità del trasporto pubblico è distribuita in modo disomogeneo sul territorio nazionale, con situazioni molto diverse e valori estremi rilevati tra Campania e Trentino. Le carenze del servizio incidono anche sui bilanci familiari: i trasporti assorbono mediamente il 13% della spesa delle famiglie e il 67% di tale importo è destinato alla mobilità privata. L’impatto è quindi più forte per le famiglie nelle fasce di reddito più basse. A incidere è anche la localizzazione delle abitazioni: chi vive in periferia o in zone poco popolate dispone di meno servizi di trasporto pubblico e deve sostenere maggiori costi privati, pur avendo spesso minori risorse.
Con riferimento all’inclusività, Parmigiani ha riferito che l’80% delle persone con disabilità non utilizza mai il trasporto pubblico. Un 26% che lo utilizza solo saltuariamente a causa di barriere legate all’accessibilità, alla sicurezza o all’assenza del servizio. Ne consegue che potenziare il TPL aiuterebbe a garantire l’esercizio di quello che ha definito “un diritto fondamentale”.
La maggiore presenza di veicoli sulle strade si collega alla continua crescita del parco circolante. A livello nazionale, il traffico comporta in media quasi il 30% di tempo in più trascorso in coda rispetto a quello necessario per raggiungere la destinazione; nelle ore di punta l’aumento arriva al 48% al mattino e al 50% la sera. La pressione è particolarmente elevata nelle grandi città, tra cui Milano e Palermo. Per questo si ritiene prioritario intervenire sulla gestione dei flussi e sulle alternative di mobilità.
Durante la pandemia si erano ridotti sensibilmente sia gli incidenti sia i morti sulle strade. Con più persone in circolazione sui propri mezzi, invece, aumentano gli incidenti, sia per una questione di probabilità sia per gli effetti della congestione. L’indice di mortalità raggiunge il 4,46% sulle strade regionali e il 4,11% su quelle provinciali, mentre si mantiene intorno all’1% sulle strade urbane. In città si verificano più incidenti, ma sono meno spesso mortali per effetto della velocità più bassa. Le politiche devono quindi distinguere tra aree urbane ed extraurbane: nelle prime occorre gestire i flussi; nelle seconde servono un maggiore controllo della velocità e infrastrutture adeguate.
Gli incidenti producono anche una rilevante conseguenza finanziaria, in termini di costi sanitari, assicurativi e amministrativi; quanto più grave è l’incidente, tanto maggiore è il costo che ne deriva. Nel caso degli incidenti mortali, Parmigiani ha richiamato due dimensioni economiche: la perdita di capitale umano e la monetizzazione della sofferenza. Con costi complessivi di circa 9,5 miliardi di euro, la sicurezza stradale rappresenta dunque, oltre che una forma di tutela sociale, anche una leva per la produttività e la sostenibilità economica.
Gli indicatori che costituiscono il cuore della ricerca, tratti dal Mobility Index di Nomisma e sviluppati per misurare e confrontare i principali aspetti della mobilità, sono l’esposizione al rischio di incidenti, che misura la vulnerabilità del territorio in relazione a traffico, parco veicolare, connettività e TPL, la gravità degli incidenti stradali, che ne sintetizza frequenza e letalità e l’accessibilità e l’inclusività del TPL e misura la capacità della rete di garantire una mobilità capillare e accessibile.
I tre indicatori sono stati applicati a tutti i capoluoghi di provincia, con risultati che mostrano differenze marcate: l’esposizione al rischio tende a essere maggiore nelle città più grandi, la gravità degli incidenti emerge soprattutto nei territori attraversati più estesamente da reti regionali o provinciali e l’accessibilità del TPL presenta un divario significativo tra Nord e Sud del Paese.
Gli stessi indici sono stati poi applicati alle città che nel corso degli anni hanno ospitato City Flows. A questi è stato aggiunto un quarto indicatore, elaborato grazie alla collaborazione con UnipolTech e ai dati delle scatole nere. Tali dati rilevano frenate brusche, frequenza delle accelerazioni e velocità, concorrendo a definire un indicatore dello stile di guida. Il confronto mostra differenze importanti nei comportamenti osservati nelle diverse città. Ne emerge un rischio legato alla mobilità particolarmente differenziato nelle grandi città e caratterizzato da più dimensioni, che richiede interventi e infrastrutture calibrati sulle specificità territoriali.
L’analisi su Matera, realizzata anche grazie ai dati di UnipolTech, tramite la sovrapposizione tra la copertura delle linee del TPL e la posizione degli incidenti stradali, mostra che la maggiore densità di incidenti si concentra prevalentemente nelle zone d’ombra, dove il servizio pubblico è assente o fortemente limitato. Un secondo incrocio ha messo a confronto i dati di UnipolTech relativi agli eventi ARS, tra cui accelerazioni e frenate brusche, con il registro degli incidenti della Polizia municipale. La maggiore concentrazione sia degli eventi ARS sia degli incidenti risulta localizzata soprattutto presso gli snodi e le arterie semicentrali ad alto flusso. Su questi punti, Parmigiani ha indicato la necessità di organizzare un presidio e un controllo maggiori.



