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Assicurazioni sulla Vita e curva S Un saggio propone un nuovo modello. Il recente saggio tecnico di Sebastian Kohl e Matthias Römer “Insurance demand: a historical long-run perspective (1850–2020)” analizza la domanda di assicurazioni sulla vita da una prospettiva storica di lungo periodo, dal 1850 al 2020, su un campione di venti paesi OCSE. L’obiettivo è mettere alla prova l’ipotesi tradizionale secondo cui la relazione tra reddito e consumo assicurativo segue una “curva a S”: una traiettoria in cui, ai bassi livelli di reddito, la spesa assicurativa è contenuta, poi cresce in modo sproporzionato nella fascia intermedia e infine si stabilizza a livelli elevati di reddito. Tale modello, ampiamente adottato nella letteratura economica, è stato quasi sempre verificato mediante analisi trasversali tra paesi in determinati momenti storici, con dati che raramente si spingono oltre gli anni Settanta del Novecento.
Gli autori, al contrario, propongono una verifica longitudinale della relazione, basandosi su dati raccolti ex novo relativi ai premi lordi annuali delle assicurazioni sulla vita, osservati per ogni paese nel corso di più di un secolo. Questo approccio consente di seguire l’evoluzione della domanda assicurativa all’interno di ciascun paese, man mano che esso attraversa diversi stadi di sviluppo economico. Le misure utilizzate per valutare la domanda assicurativa sono l’“insurance penetration” (premi totali in rapporto al PIL) e l’“insurance density” (premi totali per abitante, in termini reali). L’elasticità rispetto al reddito è la misura chiave per determinare quanto varia la domanda assicurativa al variare del PIL pro capite.
I risultati dell’analisi rivelano che la relazione non segue una curva a S con un unico picco, ma piuttosto presenta due episodi distinti di elevata elasticità. Il primo si manifesta nella seconda metà del XIX secolo e nei primi decenni del XX, quando molti paesi, tra cui Stati Uniti, Germania, Italia e Giappone, vedono un’espansione della domanda assicurativa legata alla diffusione di polizze a copertura del rischio di morte. Il secondo episodio si registra invece nel tardo XX secolo, in paesi come Regno Unito, Francia, Irlanda, Belgio e Svizzera, dove la crescita dei premi è trainata dalla diffusione di prodotti assicurativi con funzione di risparmio e investimento. In entrambi i casi, la crescita dei premi assicurativi ha superato quella del reddito, ma con un’interruzione tra i due episodi in cui l’elasticità si appiattisce. In seguito alla crisi finanziaria globale del 2008-2009, si osserva in tutti i paesi una marcata riduzione dell’elasticità, che diventa talvolta negativa.
La spiegazione di questa dinamica risiede nella natura eterogenea delle polizze assicurative. L’aggregazione dei premi nasconde cambiamenti profondi nella composizione dei prodotti venduti. La fase ottocentesca è dominata da assicurazioni legate alla morte, mentre la fase tardo-novecentesca è caratterizzata da prodotti misti o orientati al risparmio. In paesi come la Germania e la Svizzera si passa nel tempo da polizze con beneficio in caso di decesso a polizze con benefici in vita o con finalità previdenziali. Negli Stati Uniti, si osserva un’espansione iniziale delle polizze “whole life” e una successiva diffusione delle assicurazioni di gruppo e dei prodotti variabili. L’evidenza mostra che la domanda si è adattata nel tempo alle trasformazioni dell’offerta, evidenziando che i diversi tipi di polizza non si sono diffusi simultaneamente né in modo omogeneo.
Alla luce di queste dinamiche, il lavoro presenta alcune significative implicazioni di policy. La teoria della “S-Curve” presuppone che la domanda di assicurazione sia funzione del solo reddito: al superamento di una soglia imprecisata, la domanda dovrebbe accelerare per poi stabilizzarsi. Tuttavia, i dati storici mostrano che non vi è una singola fase di crescita, bensì più episodi distinti, legati a prodotti diversi. Da ciò discende che la crescita del reddito, da sola, non è sufficiente a spiegare né a garantire una maggiore diffusione assicurativa. Le politiche pubbliche, quindi, possono influenzare in modo significativo la dinamica assicurativa. In particolare, nei paesi a basso reddito, l’introduzione di polizze semplici e accessibili, centrate sulla copertura della mortalità, può stimolare la domanda anche prima che si raggiungano alti livelli di reddito. I dati storici di Germania, Svizzera e Stati Uniti mostrano chiaramente che la domanda iniziale si concentra su prodotti legati al rischio di morte, mentre i prodotti con funzione di risparmio emergono solo a livelli di reddito più elevati. La sequenza con cui si affermano le diverse tipologie di polizze può essere dunque anticipata e sostenuta attraverso interventi mirati, accelerando i processi di diffusione assicurativa nei mercati emergenti.
Anche nei paesi ad alto reddito, le politiche fiscali possono sostenere l’espansione della domanda. Gli autori segnalano, in particolare, l’efficacia degli incentivi legati alla detraibilità dei premi, ma anche al trattamento favorevole dei rendimenti maturati, dei valori di riscatto, delle rendite e delle somme erogate in caso di decesso. Queste misure possono rafforzare l’attrattività dei prodotti assicurativi con componente di risparmio, proprio nella fase in cui la spinta dovuta alla sola crescita del reddito tende a ridursi.
Gli autori concludono che l’assenza della curva a S è, al tempo stesso, “una maledizione e una benedizione”. È una maledizione nella misura in cui il reddito, da solo, non garantisce l’ampliamento della copertura assicurativa. Ma è anche una benedizione, perché lascia spazio all’intervento politico, alla regolazione e all’innovazione di prodotto. La traiettoria della domanda assicurativa può essere influenzata e guidata: i mercati non seguono leggi meccaniche, ma rispondono alla struttura dell’offerta, agli incentivi e al disegno istituzionale.



