Trend economia globale e nazionale Dati ANIA
Trend economia globale e nazionale Dati ANIA. Secondo quanto riporta il n. 6 di ANIA Trends luglio 2025, nel 2024 l’economia globale ha mostrato un quadro di relativa stabilità, favorito da un contenimento dell’inflazione e da dinamiche cicliche positive nei principali contesti nazionali e regionali. Tuttavia, i primi mesi del 2025 sono stati caratterizzati da un repentino mutamento legato all’insediamento della nuova amministrazione presidenziale statunitense, che ha adottato rapidamente ordini esecutivi in materia di sicurezza, ordine pubblico e commercio internazionale, i quali hanno alimentato tensioni sui mercati internazionali, già condizionati da fattori di instabilità preesistenti, come la prosecuzione dei conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza, le rinnovate tensioni tra Cina e Taiwan e la diffusione di orientamenti politici ostili verso le istituzioni multilaterali.
Secondo le stime dell’OCSE, la crescita del prodotto interno lordo mondiale dovrebbe attestarsi al 2,9% sia nel 2025 sia nel 2026. Per le economie avanzate si prevede una crescita più contenuta, pari a +1,4% nel 2025 e +1,5% nel 2026, accompagnata da una progressiva discesa dell’inflazione verso il target del 2%. Negli Stati Uniti, dopo una forte espansione registrata nel 2024, il PIL dovrebbe rallentare a +1,6% nel 2025 e +1,5% nel 2026, con un contributo prevalente dei consumi privati e in un contesto di mercato del lavoro ancora solido. Anche per l’inflazione americana è prevista una graduale convergenza verso il 2%.
Per l’area euro si stima una crescita più lenta ma in lieve accelerazione: +1,0% nel 2025 e +1,2% nel 2026. La Germania, dopo una contrazione dell’economia nel 2024, tornerebbe a crescere nel 2025 (+0,4%) e raggiungerebbe una dinamica analoga alla media dell’area nel 2026 (+1,2%). La Spagna continuerebbe a rappresentare l’economia più dinamica, con una crescita del PIL pari al 2,4% nel 2025 e all’1,9% nel 2026. L’obiettivo del 2% d’inflazione dovrebbe essere centrato da quasi tutti i paesi membri entro la fine del 2026. Il Regno Unito, pur esterno all’UE, seguirebbe un andamento simile in termini di crescita, ma con un’inflazione più elevata. Il Giappone registrerebbe una crescita contenuta e un lento avvicinamento al target inflazionistico.
Le economie emergenti, in particolare quelle asiatiche, manterrebbero ritmi di crescita superiori alla media globale: per la Cina si prevede una crescita del 4,7% nel 2025 e del 4,3% nel 2026; per l’India rispettivamente 6,3% e 6,4%.
In Italia, l’ISTAT stima una crescita del PIL pari allo 0,6% nel 2025 e allo 0,8% nel 2026. L’espansione sarebbe determinata prevalentemente dalla domanda interna, con un apporto positivo rispettivamente di +0,8 e +0,9 punti percentuali, mentre la domanda estera netta avrebbe un impatto negativo (-0,2 e -0,1 punti). I consumi delle famiglie sono previsti in aumento dello 0,7%, la spesa pubblica dello 0,6% e gli investimenti fissi lordi dell’1,2%. Il mercato del lavoro rimarrebbe solido, con un tasso di disoccupazione pari al 6% nel 2025 e al 5,8% nel 2026. L’inflazione dovrebbe attestarsi al 2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026.
Tra il 16 giugno e il 16 luglio 2025, l’indice generale delle materie prime ha segnato un calo dell’1,2%, pur restando in positivo da inizio anno (+7,8%). Il comparto metallurgico è stato l’unico in crescita, con un incremento del 6,2% su base mensile e dell’11,1% da gennaio. I beni agricoli hanno registrato un calo mensile del 3,2% e del 2,4% rispetto all’inizio dell’anno. I beni energetici sono diminuiti del 3,9% nel mese, ma hanno mantenuto una crescita annuale pari al 2%. Il prezzo dell’oro si è mantenuto stabile intorno ai 3.300 dollari l’oncia. Il prezzo del petrolio Brent, dopo un’impennata dovuta a operazioni militari in Iran, ha raggiunto un picco superiore di 15 dollari in meno di due settimane, per poi ridiscendere a circa 68 dollari al termine delle ostilità.
La Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi per l’ottava volta consecutiva il 5 giugno: il tasso sui depositi è sceso al 2,00%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15% e il tasso sui rifinanziamenti marginali al 2,40%. Le proiezioni indicano un’inflazione al 2,0% nel 2025, all’1,6% nel 2026 e nuovamente al 2,0% nel 2027. Le decisioni future dipenderanno dall’evoluzione dei dati, con particolare attenzione ai rapporti con gli Stati Uniti.
La Federal Reserve, il 18 giugno, ha mantenuto invariato il tasso sui Fed Funds nel range 4,25%-4,50%, nonostante le pressioni dell’amministrazione statunitense per un taglio. Non è stata fornita alcuna guidance sull’orientamento futuro della politica monetaria.
Al 16 luglio 2025, lo spread BTP-Bund a 10 anni risultava pari a 89 punti base, in calo di 5 punti su base mensile. Per confronto, il differenziale della Francia era a 70 punti base e quello della Spagna a 61. Il cambio euro/dollaro era fissato a 1,16, mentre una sterlina valeva 1,34 dollari.
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