Rischio terremoto Perdite per quasi 4 miliardi di euro ogni anno Urgono interventi antisismici per 18 milioni di edifici
Rischio terremoto Perdite per quasi 4 miliardi di euro ogni anno Urgono interventi antisismici per 18 milioni di edifici. Dai lavori dell’ottava Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, il 10 dicembre 2025, è emerso che il rischio sismico associato agli edifici residenziali presenti in Italia genera perdite economiche stimate in quasi quattro miliardi di euro ogni anno.
L’analisi è stata elaborata dal Dipartimento Casa Italia in collaborazione con PLINIVS APS e sviluppata sotto la responsabilità scientifica del professor Giulio Zuccaro, docente dell’Università di Napoli e responsabile del Centro Ricerche Plinius, i cui risultati sono stati presentati nel corso dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Inarcassa e dai Consigli Nazionali degli Ingegneri e degli Architetti PPC.
Il lavoro ha introdotto un nuovo sistema di mappatura del territorio nazionale che mette in relazione pericolosità sismica, vulnerabilità e esposizione degli edifici, condizioni idrogeologiche e climatiche e livelli di consumo energetico del patrimonio edilizio, con l’obiettivo di creare uno strumento capace di orientare in modo più efficiente gli interventi pubblici e privati e favorire una programmazione coordinata tra opere di riduzione del rischio sismico ed interventi di efficientamento energetico. Ciò anche alla luce delle politiche europee legate alla cosiddetta “Direttiva Green”, espressione con cui viene frequentemente indicata la rifusione della Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (Energy Performance of Buildings Directive – EPBD), approvata nel 2024 nell’ambito delle politiche climatiche dell’Unione europea e inserita nel più ampio pacchetto legislativo denominato Fit for 55, finalizzato alla riduzione delle emissioni di gas serra e alla progressiva decarbonizzazione dell’economia europea. Come noto, la Direttiva stabilisce un percorso di trasformazione del patrimonio edilizio volto a migliorarne le prestazioni energetiche, prevedendo che tutti i nuovi edifici debbano progressivamente raggiungere standard di emissioni zero, mentre gli Stati membri sono chiamati a definire piani nazionali di ristrutturazione destinati a ridurre i consumi energetici degli edifici esistenti e a favorire la riqualificazione del patrimonio immobiliare più inefficiente. Nel contesto italiano, ove una parte significativa degli edifici è stata costruita prima dell’introduzione di moderni standard energetici ed è spesso caratterizzata da elevata vulnerabilità strutturale, l’orientamento è pertanto quello di integrare gli interventi di efficientamento energetico con quelli di miglioramento o adeguamento antisismico.
Il modello elaborato da PLINIVS utilizza dati provenienti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall’ISTAT e suddivide il territorio nazionale in celle di un chilometro quadrato, per ciascuna delle quali vengono valutati gli indicatori di rischio, consentendo di ottenere una rappresentazione territoriale molto dettagliata e di individuare con maggiore precisione le priorità di intervento e gli ambiti in cui concentrare le risorse economiche disponibili, comprese quelle legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
La Lombardia si caratterizza come la regione che presenta il numero più elevato di edifici residenziali collocati nella classe di rischio più alta: quasi cinquecentomila le costruzioni considerate fortemente esposte; il Piemonte presenta valori analoghi, solo di poco inferiori, e la Sicilia occupa il terzo posto con un numero di edifici a rischio elevato leggermente inferiore a quattrocentomila. In termini di pericolosità complessiva, le aree caratterizzate dal rischio più significativo risultano essere Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna, in virtù dell’elevato rischio sismico e del patrimonio edilizio consistente che ne aumenta la vulnerabilità.
Durante i lavori, il Ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il PNRR, Tommaso Foti, ha sottolineato come l’integrazione tra sicurezza strutturale ed efficienza energetica rappresenti una questione centrale per un Paese caratterizzato da elevata vulnerabilità sismica. La convergenza tra queste due dimensioni costituisce non soltanto una scelta tecnica, ma una strategia necessaria per utilizzare in modo efficace le risorse nazionali ed europee. Il PNNR, ha proseguito Foti, ha già contribuito in modo significativo agli interventi di adeguamento o miglioramento sismico, mobilitando oltre due miliardi e trecento milioni di euro distribuiti su tre ambiti principali. Il primo riguarda l’edilizia scolastica, con 884 progetti per un valore superiore a un miliardo e mezzo di euro. Il secondo riguarda la sicurezza dei luoghi di culto e del patrimonio culturale, con 432 interventi per circa quattrocento milioni di euro, ai quali si aggiungono ulteriori quattrocento milioni provenienti dal fondo dedicato agli edifici di culto. Il terzo ambito riguarda il programma per ospedali sicuri e sostenibili, con 91 interventi e un investimento di circa 408 milioni di euro. A queste iniziative si aggiungono 141 ulteriori progetti collegati a programmi di riqualificazione e rigenerazione urbana per oltre 170 milioni di euro. Per quanto riguarda i risultati già raggiunti, risultano completati circa 209 interventi nelle scuole, 32 nei luoghi di culto e 4 nelle strutture ospedaliere, per un totale di 245 opere concluse. Secondo il Ministro, tali risultati rappresentano un segnale concreto dell’impegno delle amministrazioni pubbliche, dei professionisti tecnici e delle imprese coinvolte nei programmi di prevenzione e messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
L’applicazione del Superbonus, secondo quanto riportato durante l’evento, ha evidenziato una distribuzione degli interventi non pienamente coerente con la geografia del rischio sismico. Nei cinque anni di applicazione dell’incentivo, infatti, soltanto il 40% degli interventi realizzati con la detrazione del 110% ha interessato le zone sismiche classificate come 1 e 2, cioè quelle con il livello di pericolosità più elevato. Inoltre, solo una parte limitata di questi interventi ha riguardato direttamente la messa in sicurezza antisismica degli edifici.
Uno studio presentato dal professor Mauro Dolce, presidente del Consorzio Interuniversitario ReLUIS e del Comitato Tecnico Scientifico della Giornata, ha evidenziato i vantaggi derivanti dall’integrazione tra interventi antisismici e interventi di efficientamento energetico. L’analisi, condotta su dodici edifici reali tra il 2019 e il 2024, mostra che con investimenti compresi tra 200 e 1100 euro al metro quadrato è possibile migliorare le condizioni di sicurezza e di efficienza energetica degli edifici fino a un salto compreso tra una e sette classi e mezzo di rischio combinato.
Il quadro complessivo del patrimonio edilizio italiano evidenzia inoltre dimensioni molto ampie del problema. Nel Paese sono presenti circa diciotto milioni di edifici che richiedono interventi urgenti di adeguamento antisismico. Parallelamente, circa cinque milioni di edifici privati e cinquecentomila edifici pubblici dovranno essere sottoposti a interventi di riqualificazione energetica per ridurre i consumi del 55% entro il 2030.
Secondo Andrea Di Maio, presidente della Fondazione Inarcassa, la possibilità di affrontare simultaneamente queste due esigenze dipende soprattutto dalla disponibilità di strumenti di conoscenza del territorio. Un sistema informativo capace di individuare con precisione le aree di maggiore criticità permetterebbe di pianificare gli interventi sul patrimonio edilizio secondo criteri di priorità, evitando dispersioni di risorse e massimizzando l’efficacia degli investimenti. Obiettivo dell’VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica è, quindi, richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee sulla necessità di integrare le politiche di transizione energetica con strategie di riduzione del rischio sismico, al fine di fornire ai decisori pubblici strumenti operativi che consentano di stabilire con anticipo dove intervenire e quali interventi privilegiare, così da ottenere il massimo beneficio in termini di sicurezza, sostenibilità economica ed efficienza energetica.
Una programmazione di medio e lungo periodo basata sulla prevenzione e sulla mitigazione del rischio sismico negli edifici più vulnerabili rappresenta l’unica strategia realmente sostenibile, in quanto i dati disponibili indicano infatti che i costi delle opere di prevenzione risultano significativamente inferiori rispetto a quelli necessari per la ricostruzione dopo un evento sismico. La riqualificazione del patrimonio edilizio dovrebbe essere inserita in politiche più ampie di rigenerazione urbana, capaci di integrare la ristrutturazione degli edifici con la gestione dell’ambiente urbano, l’innovazione tecnologica e la tutela del patrimonio culturale, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e il benessere complessivo delle comunità.



