Il legame tra educazione finanziaria e resilienza nell’affrontare shock economici ed evitare l’indebitamento eccessivo

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Il legame tra educazione finanziaria e resilienza nell’affrontare shock economici ed evitare l’indebitamento eccessivo. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Journal of Financial Literacy and Wellbeing, a cura di Laura Bottazzi (Università di Bologna, CEPR, ECGI) e Noemi Oggero (Università di Torino), analizza il rapporto tra educazione finanziaria (financial literacy) e resilienza finanziaria (financial resilience) in Italia.

Obiettivo del lavoro è dimostrare che la conoscenza finanziaria è un fattore abilitante per affrontare shock economici ed evitare l’indebitamento eccessivo.

Il documento, perciò, analizza il livello di alfabetizzazione finanziaria e il grado di resilienza economica dei cittadini Italiani, evidenziando come la conoscenza dei concetti finanziari di base rappresenti un elemento determinante per la capacità delle famiglie di affrontare situazioni di difficoltà economica e per evitare condizioni di indebitamento eccessivo.

L’educazione finanziaria viene definita come l’insieme delle conoscenze e delle competenze relative a concetti fondamentali quali il tasso di interesse, l’inflazione e la diversificazione del rischio, ed è strettamente associata a una migliore qualità delle decisioni economiche. Gli individui con un livello più elevato di alfabetizzazione finanziaria risultano infatti più propensi a risparmiare, investire, pianificare il futuro, gestire il debito in modo efficace e scegliere strumenti assicurativi e creditizi coerenti con le proprie esigenze. La letteratura richiamata nel documento evidenzia inoltre che tali competenze contribuiscono al benessere complessivo, favoriscono la partecipazione ai mercati finanziari e incidono anche su scelte di natura pubblica, come l’accettazione di riforme pensionistiche, con possibili effetti di riduzione delle disuguaglianze economiche.

Nonostante questa rilevanza, il livello di alfabetizzazione finanziaria in Italia risulta complessivamente basso. Secondo i dati riportati, solo il 44,3% degli Italiani raggiunge un punteggio considerato sufficiente nelle valutazioni OCSE, a fronte di una media del 57%, mentre un’indagine globale indica che solo il 37% delle persone comprende correttamente i concetti finanziari di base. Anche analisi precedenti confermano un livello di conoscenza limitato e fortemente disomogeneo sul territorio nazionale.

L’analisi empirica si basa su un dataset di circa 5.000 adulti italiani, raccolto tramite un’indagine nazionale condotta da BVA Doxa in collaborazione con il Comitato per l’educazione finanziaria. Il campione include individui maggiorenni responsabili della gestione delle finanze familiari o maggiormente informati in materia finanziaria, ed è costruito in modo da essere rappresentativo della popolazione attraverso ponderazioni per età, area geografica, istruzione, reddito, occupazione e altre caratteristiche socio-demografiche. L’indagine è stata condotta effettuando rilevazioni ripetute a partire dal 2020 e un aggiornamento nel 2022, onde consentire di osservare anche l’evoluzione nel periodo successivo alla crisi pandemica.

La misurazione della conoscenza finanziaria avviene attraverso le cosiddette “Big Three question”, che valutano la comprensione del funzionamento degli interessi, dell’inflazione e della diversificazione del rischio. I risultati mostrano che il concetto meglio compreso è quello relativo al tasso di interesse, con circa il 71% di risposte corrette, seguito dall’inflazione con circa il 67%, mentre la diversificazione del rischio risulta il tema più critico, con solo il 64% di risposte corrette e la quota più elevata di risposte “non so”. Tuttavia, considerando congiuntamente le tre dimensioni, solo il 44% degli intervistati è in grado di rispondere correttamente a tutte le domande, mentre circa il 30% dichiara almeno una volta di non conoscere la risposta.

La conoscenza finanziaria risulta particolarmente bassa tra i giovani, tra le donne e tra gli individui con livelli di istruzione più bassi. L’analisi per età evidenzia una crescita della competenza finanziaria con l’aumentare degli anni, con valori minimi tra gli under 35 e livelli più elevati tra gli over 65, fenomeno che viene ricondotto anche a effetti generazionali legati all’esperienza diretta di periodi di alta inflazione. In particolare, la comprensione dell’inflazione è significativamente più bassa tra i giovani, nonostante la rilevanza di tale concetto nel contesto economico attuale.

Il divario di genere appare persistente e sistematico: le donne non solo forniscono meno risposte corrette, ma dichiarano con maggiore frequenza di non conoscere le risposte, soprattutto per quanto riguarda il tema della diversificazione del rischio. Anche il livello di istruzione incide in modo significativo: tra coloro che non hanno completato la scuola superiore solo il 39% risponde correttamente a tutte le domande, mentre tra i laureati magistrali la quota sale al 56%, pur rimanendo relativamente contenuta. Analogamente, lo status occupazionale mostra differenze rilevanti, con risultati migliori tra lavoratori autonomi e pensionati e peggiori tra disoccupati.

Un ulteriore elemento distintivo del contesto italiano è rappresentato dalle forti disparità territoriali. Le regioni del Nord-Est registrano i livelli più elevati di alfabetizzazione finanziaria, seguite dal Nord-Ovest e dal Centro, mentre il Sud e le Isole presentano i valori più bassi: solo il 38% degli individui è in grado di rispondere correttamente a tutte le domande. Queste differenze riflettono un divario strutturale già osservato in precedenti indagini e confermano una distribuzione disomogenea delle competenze finanziarie sul territorio.

Il documento approfondisce poi il legame tra alfabetizzazione finanziaria e resilienza economica. Quest’ultima viene misurata attraverso la capacità dichiarata di far fronte a una spesa imprevista di 2.000 euro entro un mese. In base a questo criterio, circa il 25,7% degli individui risulta finanziariamente fragile, mentre il 34,6% percepisce di avere un livello eccessivo di indebitamento. L’analisi mostra che gli individui con maggiore conoscenza finanziaria presentano una probabilità significativamente inferiore di essere fragili o sovraindebitati. In particolare, chi risponde correttamente a tutte le domande ha una probabilità inferiore di circa 13 punti percentuali di essere finanziariamente fragile e di circa 10 punti percentuali di percepire un eccesso di debito.

Le analisi econometriche confermano questa relazione anche dopo aver controllato per variabili socio-demografiche quali età, genere, istruzione, reddito, condizione lavorativa, presenza di figli e proprietà dell’abitazione. Tra i fattori che aumentano la fragilità emergono in particolare gli shock di reddito, la disoccupazione e la presenza di figli, mentre livelli più elevati di reddito e la proprietà della casa risultano associati a una minore vulnerabilità finanziaria. Anche rispetto all’indebitamento percepito, la conoscenza finanziaria si conferma un fattore protettivo, mentre condizioni come la riduzione del reddito e la presenza di figli aumentano la probabilità di dichiarare un eccesso di debito.

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Immagine creata da Alessandra con ChatGpt per AUA

 

 

Alessandra Schofield

Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da oltre vent'anni sono vicina alle realtà associative di primo e di secondo livello degli Agenti d’assicurazione, prestando consulenza professionale nell’ambito della comunicazione. All’attivo ho anche un’esperienza nel mondo consumeristico. Attualmente collaboro con AUA Agenti UnipolSai Associati, dedicandomi a questo grande e coinvolgente progetto con passione ed entusiasmo.