Coperture eventi naturali in aumento tra il 2018 e il 2024 ma il gap è ancora molto elevato
Coperture eventi naturali in aumento tra il 2018 e il 2024 ma il gap è ancora molto elevato. Il paper di ricerca accademico-analitico intitolato Physical risk and natural catastrophes insurance: an analysis on Italian limited companies, pubblicato nell’aprile 2026 nell’ambito del progetto GRINS, elaborato da ANIA, Università Ca’ Foscari Venezia e Università di Messina, analizza il forte divario di protezione esistente tra le società di capitali italiane. Pur in presenza di una crescita della diffusione delle coperture nel periodo 2018-2024 e pur essendo positiva la relazione tra rischio sismico o idraulico e probabilità di assicurarsi, gli effetti marginali restano troppo modesti per ritenere che il mercato stia allocando la protezione in modo coerente con l’esposizione reale.
Nel 2024 i disastri naturali hanno generato nel mondo perdite economiche stimate in 320 miliardi di dollari, delle quali meno della metà, cioè 140 miliardi, risultava assicurata. In termini reali, i sinistri assicurativi hanno superato del 32% la media dei cinque anni precedenti e di quasi il 50% rispetto alla media dei dieci anni precedenti. Il caso italiano è particolarmente rilevante per l’elevata esposizione ai terremoti e per la crescente vulnerabilità a eventi climatici estremi come alluvioni e frane. Le alluvioni dell’Emilia-Romagna del maggio 2023 hanno causato 17 vittime, lo sfollamento di decine di migliaia di persone e danni superiori a 9 miliardi di euro. Di contro, in Germania risulta assicurata circa la metà delle imprese, nel Regno Unito circa tre quarti, in Spagna una quota ancora più elevata, mentre in Francia la copertura è quasi universale.
La fonte principale del Paper è la Survey on Italian Companies non-life Insurance, ICON-I, svolta da ANIA nel febbraio 2024 e nel gennaio 2025. Il dataset copre tutte le imprese che devono iscriversi al Registro delle imprese, quindi società di capitali, società di persone e imprese individuali, ma esclude persone fisiche come i freelance e le istituzioni pubbliche. La rilevazione coinvolge 25 compagnie assicurative e copre circa il 70% del mercato italiano delle polizze incendio. Nel 2024 il campione raggiunge circa 2,3 milioni di imprese, pari a quasi il 50% del totale (secondo il dato ISTAT sono 4,8 milioni le imprese complessive nel 2024). Il database copre gli anni dal 2018 al 2024 e include 25 diverse tipologie di contratti non Vita.
Osservando l’evoluzione della diffusione delle coperture nell’intero campione di imprese con almeno una delle 25 garanzie, si nota che il numero di imprese assicurate passa da 1.825.974 nel 2018 a 2.315.268 nel 2024. Nel 2024, il 71,53% ha una polizza incendio, il 60,92% una copertura di responsabilità civile verso terzi, il 15,30% una copertura verso dipendenti, il 20,36% una copertura furto, il 7,69% una business interruption, il 56,68% una copertura per eventi atmosferici, il 9,32% una copertura per alluvioni e inondazioni, l’8,92% una copertura terremoto e lo 0,81% una copertura frane e smottamenti. La quota di imprese senza alcuna copertura Cat Nat resta altissima, ma scende dal 93,63% del 2018 all’88,99% del 2024.
Restringendo l’analisi alle società di capitali attraverso l’incrocio con la banca dati AIDA, e considerando un campione di circa 0,5 milioni di società di capitali, cioè circa il 30% dell’universo nazionale delle società di capitali, il numero di imprese assicurate con almeno una delle 25 garanzie non Vita passa da 461.958 nel 2018 a 531.228 nel 2024. Nell’ultimo anno osservato, il 73,93% possiede una polizza incendio, il 63,92% una responsabilità civile verso terzi, il 24,27% una copertura verso dipendenti, il 31,83% una copertura furto, l’11,08% una business interruption e il 62,48% una copertura per eventi atmosferici. Quanto alle coperture strettamente Cat Nat, nel 2024 l’incidenza è pari al 19,62% per alluvioni e inondazioni, al 18,20% per terremoto e all’1,52% per frane e smottamenti; la quota senza alcuna copertura Cat Nat è ancora del 77,84%.
Relativamente alle sole società di capitali già dotate di polizza incendio, il numero di imprese passa da 349.051 nel 2018 a 392.730 nel 2024. Nel 2024, il 23,78% ha una copertura contro alluvioni e inondazioni, il 22,15% contro terremoto e l’1,74% contro frane e smottamenti, mentre il 72,95% resta senza NatCat. All’interno di questo gruppo, la copertura contro alluvione sale dal 14,44% del 2018 al 23,78% del 2024 e quella contro terremoto dal 12,97% al 22,15%, ma la crescita, pur visibile, resta insufficiente rispetto all’esposizione strutturale del Paese.
Tra le grandi imprese, le coperture arrivano al 62,23% per alluvioni, al 61,24% per terremoto e al 5,43% per frane, con il 34,72% senza Cat Nat. Tra le medie imprese i valori sono 53,95%, 52,05% e 2,43%, con il 42,55% senza Cat Nat. Tra le piccole si scende al 30,26% per alluvioni, al 28,21% per terremoto e all’1,94% per frane, con il 66,15% senza copertura. Tra le microimprese i valori crollano al 13,36% per alluvioni, al 12,13% per terremoto e all’1,26% per frane, mentre l’84,49% resta completamente scoperto. Il testo sintetizza questo squilibrio affermando che quasi l’85% delle microimprese, circa il 66% delle piccole e circa il 42% delle medie non ha alcuna copertura Cat Nat. Anche la lettura per settore conferma forti differenze: energia, acqua e telecomunicazioni mostra il 51,34% di copertura per alluvioni e il 50,87% per terremoto, con solo il 46,01% senza Cat Nat; l’industria estrattiva registra il 41,30% e il 39,13%, con il 54,35% senza Cat Nat; il manifatturiero si colloca al 33,36% e al 32,31%, con il 62,87% senza copertura; commercio, alberghi e ristorazione si fermano al 16,40% e al 14,44%, con l’81,55% senza Cat Nat; le costruzioni al 14,37% e al 14,52%, con l’83,28% senza copertura; i trasporti al 17,38% e al 15,77%, con l’81,00% senza Cat Nat; gli altri servizi al 16,30% e al 14,32%, con l’81,23% senza copertura. Per forma giuridica, le S.p.A. risultano nettamente più protette delle S.r.l. e ancor più delle S.r.l. semplificate.
Considerando tutte le sedi delle società di capitali assicurate, per un totale di 955.466 siti, 75.018 appartengono a grandi imprese, 100.227 a imprese medie, 222.168 a piccole e 558.053 a microimprese. Qui la diffusione delle coperture appare più elevata, perché il conteggio dei siti attribuisce maggior peso alle imprese più strutturate e più propense ad assicurarsi. Sul totale dei siti, nel 2024 il 77,19% risulta coperto da incendio, il 64,86% da responsabilità civile verso terzi, il 25,55% da copertura verso dipendenti, il 36,69% da furto, il 13,59% da business interruption, il 66,87% da eventi atmosferici, il 25,74% da alluvioni e inondazioni, il 23,87% da terremoto e l’1,98% da frane e smottamenti. La quota di siti senza alcuna copertura Cat Nat è del 71,69%. La copertura alluvione passa dal 19,62% al 25,74%, quella terremoto dal 18,20% al 23,87% e quella frane dall’1,52% all’1,98%. Tuttavia, il gap di protezione rimane ampio.
Secondo i dati ISPRA, il 96% dei comuni italiani è esposto almeno al livello minimo di rischio idraulico o da frana; considerati separatamente, l’85% dei comuni è esposto almeno a rischio idraulico minimo e il 75% almeno a rischio frana minimo. L’incidenza assicurativa comunale media è del 28,0% per il rischio sismico, per il rischio idraulico la media è 28,1% e per il rischio frana è 2,0%, e sovrapponendo le mappe di rischio e le mappe di copertura assicurativa a livello comunale, la distribuzione territoriale della copertura non segue in modo coerente quella del rischio. Per il rischio idraulico, la copertura resta bassa e fortemente disomogenea; per il rischio frana rimane quasi ovunque minima; per il rischio sismico, nonostante l’elevata esposizione di molte aree del Centro e del Sud, la copertura terremoto rimane modesta. Molte zone del Paese, specialmente nel Centro e nel Sud, ricadono nella configurazione high risk-low coverage, cioè alto rischio e bassa protezione assicurativa.
L’obbligo assicurativo rappresenta un passaggio istituzionale e un’evoluzione normativa importante, ma occorrono, contestualmente, interventi sul lato della domanda, come campagne di sensibilizzazione e incentivi mirati, e sul lato dell’offerta, come schemi riassicurativi pubblico-privati e strumenti di stabilizzazione dei premi nelle aree ad alto rischio, aumentando la percezione della pericolosità degli eventi sul territorio e traducendola in comportamenti assicurativi coerenti.
Physical-risk-and-NatCat-insurance-GRINS-Spoke-4-Aprile-2026




