Sanità Troppe diseguaglianze tra gli Italiani nell’accesso a cure e prevenzione. Come abbiamo visto, dal recente Report Deloitte sulla Sanità in Italia emergono disparità a livello culturale e territoriale. Le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari in Italia sono radicate e diffuse, con un impatto maggiore sulle fasce di popolazione più vulnerabili. Fattori come il reddito, la regione di residenza e le lunghe liste d’attesa continuano a essere barriere significative. Le iniziative future, come il PNRR, offrono una possibilità di miglioramento, ma richiedono un’implementazione efficace e un maggiore coinvolgimento del pubblico per assicurare un accesso più equo alla sanità in tutto il Paese.
Una delle principali problematiche emerse dal Report riguarda la disuguaglianza nell’accesso ai servizi sanitari legata alla condizione socioeconomica. Esistono differenze significative tra le diverse fasce di reddito, che influenzano la capacità dei cittadini di accedere a servizi di prevenzione, cure specialistiche e altri tipi di assistenza sanitaria. Il rapporto sottolinea che il 72% dei rispondenti con un reddito superiore a 2.500 euro ha accesso a visite specialistiche, mentre solo il 68% di chi ha un reddito basso può accedere a tali servizi. Ancora più marcato è il divario nelle attività di prevenzione (screening, check-up, vaccinazioni): il 60% delle persone con reddito medio-alto vi accede, contro solo il 39% delle persone a basso reddito.
Il Rapporto evidenzia anche notevoli differenze geografiche nell’accesso ai servizi sanitari, con il Sud e le Isole che sono spesso meno serviti rispetto al Centro e al Nord Italia. In particolare, per le visite specialistiche, esiste un divario minimo tra i residenti del Sud/Isole e quelli del Centro/Nord, ma è nelle attività di prevenzione che la differenza è più marcata. Il tasso di accesso alle attività di prevenzione è più elevato nel Nord-Est (58%) e più basso nelle Isole (45%). Queste disparità geografiche si riflettono anche nei tempi di attesa per le cure e nella qualità percepita dei servizi sanitari. Le regioni del Sud e le Isole spesso registrano liste di attesa più lunghe e un accesso più limitato a servizi sanitari specialistici e di emergenza rispetto alle regioni del Nord.
Uno dei dati più preoccupanti riguarda la rinuncia alle cure. Circa il 29% degli Italiani dichiara di aver dovuto rinunciare a cure necessarie nell’ultimo anno, principalmente per motivi economici e per le lunghe liste d’attesa. Il report sottolinea che il 69% di chi rinuncia alle cure lo fa per motivi economici, una percentuale in crescita rispetto al 2022 (+8%) e rispetto al 2021 (+17%).
Il 40% degli italiani ha rinunciato o posticipato cure a causa della lunghezza delle liste d’attesa, (+5% rispetto al 2022. La rinuncia alle cure colpisce in modo più marcato le fasce di reddito più basso e le regioni del Sud, aggravando le già esistenti disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. Anche coloro che appartengono a fasce di reddito più elevate hanno sperimentato un aumento dei costi sanitari, con il 67% degli intervistati con reddito elevato che segnala difficoltà economiche nel 2023, contro il 57% del 2022.
Il report mette in luce una tendenza interessante nell’accesso ai servizi di prevenzione. Sebbene vi sia un crescente interesse da parte degli italiani per i controlli preventivi, con una maggiore partecipazione a screening oncologici e vaccinazioni, le disuguaglianze restano significative. Le vaccinazioni sono la forma più comune di prevenzione, con il 40% degli italiani che vi ha fatto ricorso, seguite dai check-up completi (24%) e dalle campagne di screening oncologico (23%). Tuttavia, l’accesso ai servizi di prevenzione varia notevolmente in base al reddito e all’area geografica, con le regioni del Nord che registrano percentuali di fruizione più alte rispetto al Sud e alle Isole. Questa disuguaglianza nell’accesso alla prevenzione è particolarmente preoccupante perché i servizi di prevenzione sono fondamentali per ridurre la pressione sui servizi sanitari in futuro, prevenendo lo sviluppo di malattie più gravi e costose da trattare.
Le lunghe liste di attesa continuano a rappresentare un “collo di bottiglia” nell’accesso ai servizi sanitari in Italia. Questa criticità è particolarmente grave per l’accesso a visite specialistiche e diagnostica strumentale, ricoveri ospedalieri e interventi chirurgici. I lunghi tempi di attesa non solo aumentano il rischio di peggioramento delle condizioni di salute dei pazienti, ma portano anche molti Italiani a cercare alternative nel settore privato, contribuendo ulteriormente all’aumento delle disuguaglianze tra chi può permettersi di pagare per cure private e chi è costretto ad aspettare nel sistema pubblico.
Le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari in Italia, legate sia a fattori economici che geografici, rappresentano una delle principali sfide per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Per garantire un accesso equo ai servizi sanitari e ridurre le disuguaglianze esistenti, è necessario un investimento significativo nelle infrastrutture sanitarie, in particolare nelle regioni meridionali, e una maggiore attenzione alle fasce di popolazione più vulnerabili economicamente. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è visto come un’opportunità per colmare alcune di queste lacune, ma secondo il report, la consapevolezza degli Italiani riguardo alle iniziative del PNRR in ambito sanitario è ancora limitata. Tuttavia, se implementato correttamente, il PNRR potrebbe rappresentare un passo importante per ridurre le disuguaglianze e migliorare l’accesso ai servizi sanitari per tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal reddito o dalla regione di residenza.



