
Rapporto Stabilità Finanziaria Bankitalia di aprile 2025
Rapporto Stabilità Finanziaria Bankitalia di aprile 2025. Secondo il Rapporto sulla Stabilità Finanziaria pubblicato da Bankitalia ad aprile 2025, nel 2024 l’economia mondiale ha registrato una crescita moderata, analoga all’anno precedente. L’espansione è stata sostenuta negli Stati Uniti e più debole nell’area dell’euro, nel Regno Unito e in Giappone. La Cina ha mantenuto una crescita robusta, seppur in rallentamento. Nei primi mesi del 2025 sono emersi segnali di indebolimento globale, aggravati dall’annuncio statunitense del 2 aprile di nuovi dazi su tutte le importazioni, che ha peggiorato le prospettive di crescita, in particolare per gli USA, dove aumenta il rischio recessione.
L’inflazione ha rallentato, tranne in Giappone, ma resta sopra gli obiettivi delle banche centrali. I prezzi energetici sono calati, ma permangono rischi al rialzo legati alle nuove politiche commerciali. La volatilità nei mercati finanziari è aumentata ad aprile, contribuendo all’innalzamento dei rischi per la stabilità globale. I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine hanno mostrato oscillazioni: negli USA sono cresciuti dopo un’iniziale domanda, mentre nell’area euro sono saliti a marzo per poi calare. La volatilità è aumentata dopo febbraio. I premi per il rischio azionario sono aumentati negli USA e calati nell’area euro, restando sotto la media storica. L’annuncio dei dazi ha innescato una correzione degli indici azionari. Nei mercati obbligazionari, gli spread sono cresciuti nel segmento high yield. Le criptoattività hanno registrato un aumento temporaneo, segnalando una vulnerabilità crescente dovuta alla loro integrazione nel sistema finanziario tradizionale.
In Italia, l’elevato debito pubblico e la bassa crescita restano fattori di vulnerabilità, ma i rischi per il sistema finanziario restano moderati grazie alla solidità delle banche. I mercati finanziari nazionali restano complessivamente favorevoli. L’indicatore di stress finanziario è salito ad aprile ma resta sotto la media post-2008. L’inflazione è stata dell’1,1% nel 2024, mentre il PIL è cresciuto dello 0,7%. Le previsioni per il triennio 2025-2027 indicano una crescita modesta e incerta. L’indebitamento netto delle PA è sceso al 3,4% del PIL, con un avanzo primario dello 0,4%. Tuttavia, il rapporto debito/PIL è salito al 135,3% per effetto dei crediti fiscali. Le stime lo vedono in crescita fino al 137,6% entro il 2026.
La situazione delle famiglie appare solida, anche se influenzata dal contesto incerto. Il reddito disponibile è rimasto stagnante nel secondo semestre 2024, ma oltre il 75% delle famiglie prevede di risparmiare. La ricchezza finanziaria è cresciuta nella seconda metà del 2024, con spostamenti verso fondi comuni e depositi bancari, mentre sono calati gli investimenti in titoli di Stato italiani. I certificates si sono stabilizzati. Il debito delle famiglie, pari al 56,1% del reddito disponibile, è il più basso dal 2008. I prestiti alle famiglie sono aumentati dell’1,6% a dicembre, trainati dai mutui (+1,3%) e dal credito al consumo (+5,6%). I mutui a tasso fisso hanno raggiunto il 72,3% del totale. Il tasso di deterioramento dei prestiti alle famiglie è sceso allo 0,7%.
Per le imprese, i prestiti bancari sono stagnanti per la debole domanda e le condizioni restrittive. La redditività industriale è calata, mentre è cresciuta nelle costruzioni. La leva finanziaria è aumentata solo in questo comparto. I tassi d’interesse sui nuovi prestiti sono calati, e l’offerta con garanzie pubbliche è cresciuta. Il debito delle imprese fragili è salito al 7,7%. In caso di shock, potrebbe arrivare al 9%. Le imprese vulnerabili si concentrano nei servizi, nelle costruzioni e, in misura minore, nell’industria.
Ad aprile 2025 si è registrato un calo delle quotazioni azionarie e un aumento della volatilità, soprattutto nei settori esposti agli USA, come quello automobilistico e tecnologico. Sono cresciute le richieste di margini sui derivati, ma non si sono verificati casi di insolvenza. Lo spread tra i BTP e i Bund si è ridotto, anche grazie al miglioramento del rating sovrano. Il premio sui credit default swap è rimasto stabile. Gli scambi sul mercato secondario hanno toccato un massimo storico a marzo. Ad aprile si è osservato un temporaneo peggioramento della liquidità, ma la capacità di assorbire ordini elevati è rimasta forte.
Nel 2024 è aumentata la quota di titoli di Stato italiani detenuta da investitori esteri, mentre è calata quella della Banca d’Italia. I tassi di interesse sui pronti contro termine sono rimasti stabili. I rendimenti medi all’emissione sono diminuiti, mentre la vita media dei titoli resta intorno ai sette anni. Le criptoattività hanno visto un forte rialzo dopo le elezioni USA, con successivo calo. A marzo 2025 il loro valore di mercato era 2,75 trilioni di dollari, per il 60% rappresentato da Bitcoin. L’espansione delle criptoattività e delle stablecoin comporta rischi sistemici, soprattutto per la loro interconnessione con l’economia reale. Il Regolamento europeo MiCAR introduce obblighi prudenziali per contenere tali rischi.



