
Ascolta la sintesi di questo articolo EIOPA Politiche macroprudenziali per l’intermediazione finanziaria non bancaria
EIOPA Politiche macroprudenziali per l’intermediazione finanziaria non bancaria. Il documento EIOPA “Summary report – Targeted consultation on the adequacy of macroprudential policies for non-bank financial intermediation (NBFI)”, analizza le risposte ricevute dalla Commissione Europea alla consultazione mirata del 2024 sul ruolo e l’efficacia delle politiche di stabilità per il settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria (NBFI).
Gli strumenti macroprudenziali sono misure di regolazione e vigilanza adottate con l’obiettivo di preservare la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso, prevenendo l’accumulo di rischi sistemici e riducendo l’impatto di eventuali shock sull’economia reale. A differenza degli strumenti microprudenziali, che si concentrano sulla solidità di singoli intermediari (come una banca o una compagnia assicurativa), quelli macroprudenziali guardano al sistema nella sua interezza, considerando le interconnessioni, i comportamenti collettivi e gli effetti pro-ciclici.
La consultazione della Commissione Europea – che ha raccolto 86 contributi da soggetti operanti in 15 paesi UE, Regno Unito e Stati Uniti – nasce dalla crescente rilevanza sistemica degli NBFI nell’economia UE, inclusi sia enti regolamentati (fondi comuni, compagnie assicurative) che non regolamentati (family offices, società fintech). La Commissione ha pertanto indagato l’efficacia degli strumenti macroprudenziali esistenti, la possibilità di riconvertirli o modificarli, e l’introduzione di nuovi strumenti per migliorare la resilienza e il coordinamento a livello UE.
Negli ultimi anni, episodi di stress di mercato hanno evidenziato rischi sistemici emergenti, tra cui mismatch di liquidità – ovvero il disallineamento tra la liquidità degli attivi e quella delle passività -, accumulo eccessivo di leva finanziaria – l’uso del debito per amplificare i rendimenti potenziali degli investimenti -, interconnessioni tra NBFI e istituzioni bancarie, che richiedono un approccio “olistico”, il quale valuti i rischi a livello di sistema piuttosto che a livello di singolo ente. Tra gli eventi, il Report menziona il caso Archegos (2021) e l’effetto leva non trasparente sui derivati OTC, la crisi LDI nel Regno Unito (2022) con amplificazione della volatilità tramite leva nei fondi pensione e il caso H2O/Natixis (2019) con il conseguente impatto reputazionale sul gruppo bancario. Le entità più a rischio risultano essere quindi family offices, hedge fund ad alta leva, fondi immobiliari aperti, operatori cripto non regolamentati.
I fondi NBFI rappresentano il 25% del credito esterno per le imprese dell’Eurozona, e le interconnessioni su repo (Mercato dei pronti contro termine: operazioni di finanziamento a breve termine) e MMF (Money Market Fund) costituiscono il 14% delle passività bancarie.
Secondo i gestori patrimoniali, nei fondi regolamentati la leva è già gestita efficacemente tramite regole UCITS/AIFMD e ha funzione di gestione del rischio, non di speculazione. Le autorità, invece, segnalano: Fondi hedge con leva >20x NAV, Real estate funds con leva elevata e rischio di correzioni di valore, Fondi private equity con uso crescente di prestiti su NAV, LDI e derivati come fonti di leva sintetica. Le autorità pubbliche riconoscono che le dimensioni attuali dei rischi connessi alle cripto-attività non sono ancora sistemiche, ma la leva elevata (fino a 100x), la commistione tra funzioni critiche e l’integrazione crescente con la finanza tradizionale rappresentano fattori di vulnerabilità, acuiti dalla mancata regolamentazione di attività come il crypto lending, dall’assenza di requisiti prudenziali per gli operatori NBFI e dal rischio di arbitraggio regolamentare transfrontaliero.
L’industria sottolinea la necessità di evitare una “bancarizzazione” della regolamentazione degli NBFI, alcuni attori promuovono un rilancio del mercato della cartolarizzazione (soprattutto per PMI) e le compagnie assicurative segnalano ostacoli normativi agli investimenti in capitale di rischio, come i requisiti di Solvency II. Le proposte operative includono la semplificazione normativa per favorire gli investimenti assicurativi in equity, il rafforzamento dei fondi pubblici per il sostegno alle PMI e l’evitamento di buffer anticiclici (riserve patrimoniali da accumulare nei periodi favorevoli per affrontare crisi) per i fondi. Si sottolinea inoltre l’esigenza di stress test congiunti tra banche e NBFI. Gli asset manager si oppongono all’attribuzione alle autorità del potere discrezionale di aumentare i buffer di liquidità, temendo effetti pro-ciclici e panico da first mover.
Le Autorità di Vigilanza raccomandano maggiore frequenza del reporting (mensile/quotidiano), standardizzazione dei dati, stress test armonizzati e coordinati a livello UE e la possibilità per le Authority stesse di intervenire ex ante con strumenti calibrati. Per gli OEF (Open-Ended Funds), le autorità evidenziano la necessità di dati granulari su portafogli e base investitori, l’importanza di LMT (Liquidity Management Tools) come notice periods (periodo minimo di preavviso richiesto per il riscatto da un fondo), swing pricing (meccanismo per proteggere i fondi dall’impatto delle sottoscrizioni/rimborsi), redemption gates (limiti temporanei al rimborso delle quote di un fondo) e l’uso sistematico degli stress test, anche con parametri armonizzati.
È emersa la necessità di un coordinamento rafforzato tra autorità nazionali, ESMA, ECB, ESRB, l’armonizzazione dei poteri e maggiore integrazione della supervisione, specie per entità transfrontaliere, stress test di sistema congiunti tra banche e NBFI.



