Cambiamento climatico Riscaldamento globale in veloce aumento cosa sta facendo l’Italia

Gennaio 15, 2026by Alessandra Schofield
Cambiamento climatico Riscaldamento globale in veloce aumento Cosa sta facendo l’Italia

Cambiamento climatico Riscaldamento globale in veloce aumento Cosa sta facendo l’Italia. Il Bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima pubblicato da Legambiente in collaborazione con Unipol, dedica una sezione ai nuovi record globali, analizzando l’evoluzione recente delle temperature su scala mondiale e collocando i dati del 2025 all’interno di un quadro scientifico aggiornato basato su studi e dataset internazionali.

Il nuovo set di dati sulla temperatura globale, GloSAT, pubblicato sulla rivista Earth System Science Data, estende le registrazioni strumentali della temperatura globale fino al 1781, superando il tradizionale periodo di riferimento che in molte analisi climatiche parte dal 1850. L’estensione temporale consente così di riconsiderare il concetto di “periodo preindustriale”, comunemente fissato tra il 1850 e il 1900.

La fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo risultano più freddi rispetto al periodo 1850-1900. Ciò implica che una parte del riscaldamento causato dalle attività umane si sia verificata prima del 1850 e non sia stata pienamente contabilizzata nelle stime standard utilizzate finora. Utilizzando registrazioni storiche di termometri, registri di bordo navali e prime misurazioni della temperatura dell’aria marina, gli autori dello studio stimano un riscaldamento antropogenico di circa 0,09°C nel periodo 1750-1850, un valore coerente con l’intervallo stimato dall’IPCC, pari a 0-0,2°C.

In quel periodo storico, il segnale di riscaldamento risulta in parte mascherato dalla presenza di importanti eruzioni vulcaniche, in particolare quella del Tambora nel 1815, che ebbero un forte effetto di raffreddamento globale a causa dell’emissione di particelle in grado di schermare la radiazione solare. Tuttavia, i modelli climatici e la relazione tra concentrazione di CO₂ e temperatura indicano la presenza di un segnale antropogenico misurabile già prima della metà del XIX secolo.

Secondo questa nuova ricerca, includendo tale riscaldamento iniziale, il riscaldamento totale antropogenico dall’epoca preindustriale potrebbe risultare superiore di circa 0,1-0,2°C rispetto ai valori comunemente citati sulla base del riferimento 1850-1900.

Accanto alla riconsiderazione storica, la sezione riporta i record più recenti delle temperature globali. Secondo i dati del Copernicus Climate Change Service, è praticamente certo che il 2025 si collochi come secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023 e immediatamente dopo il 2024. Sulla base del dataset ERA5, il documento segnala che la temperatura media globale del periodo 2023-2025 è probabilmente destinata a superare la soglia di +1,5°C, configurando perciò la prima media triennale a oltrepassare il limite stabilito dagli Accordi di Parigi.

Nel dettaglio, tra gennaio e novembre 2025 la temperatura media globale è risultata 0,60°C superiore alla media del periodo 1991-2020 e 1,48°C oltre i valori preindustriali, con anomalie identiche a quelle del 2023. In Europa, il mese di novembre 2025 ha registrato una temperatura media di 5,74°C, pari a +1,38°C rispetto alla media storica, collocandosi come il quinto novembre più caldo mai osservato.

A livello globale, il contesto termico record si accompagna a una persistente elevata frequenza di eventi meteorologici estremi, tra cui i cicloni tropicali nel Sud-Est asiatico, che hanno causato inondazioni devastanti e numerose vittime.

Il Report si conclude con una parte dedicata all’adattamento ai cambiamenti climatici, che analizza le criticità strutturali delle politiche di risposta agli impatti climatici, con particolare riferimento al contesto italiano.

Nonostante la disponibilità di informazioni e dati sempre più puntuali, in Italia si assiste ancora in molti casi alla realizzazione di azioni di adattamento sporadiche e non coordinate. Tali interventi risultano spesso scollegati da approcci fondamentali come la multisettorialità e l’approccio multilivello, anche a causa di carenze significative nella governance nazionale.

In questo contesto, il documento richiama uno studio dell’Università di Mannheim, secondo cui i danni subiti in Italia nel 2025 a causa di ondate di calore, siccità e alluvioni ammontano a 11,9 miliardi di euro. Lo stesso studio prevede che, in assenza di adeguate misure di adattamento, tali danni potrebbero salire a 34,2 miliardi di euro entro il 2029, delineando uno scenario di aggravamento progressivo degli impatti economici.

Alla luce di questi dati, il documento sottolinea l’urgenza di dare piena attuazione al Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato a fine 2023. Tuttavia, diverse criticità attuative che ne stanno rallentando l’efficacia.

In particolare, il PNACC risulta penalizzato dalla mancata emanazione del decreto per l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, organismo che dovrebbe essere composto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali e avere il compito di individuare le priorità territoriali e settoriali e di monitorare l’efficacia delle azioni di adattamento. Tale decreto avrebbe dovuto essere emanato entro il 21 marzo 2024, ossia entro tre mesi dall’approvazione del Piano, ma risulta assente al momento della redazione del Bilancio 2025.

Un’ulteriore problematica riguarda la mancata attivazione del Forum permanente per la promozione dell’informazione, della formazione e della capacità decisionale dei cittadini e dei portatori di interesse, previsto come organo consultivo a supporto dell’Osservatorio. Il Forum è considerato, invece, fondamentale per gli aspetti di concertazione e partecipazione, soprattutto considerando il numero e la complessità delle azioni di adattamento che richiedono il coinvolgimento diretto della cittadinanza.

L’assenza di una chiara individuazione delle linee di finanziamento necessarie per lo stanziamento delle risorse economiche destinate all’attuazione del Piano, e quindi in mancanza di fondi dedicati, il PNACC rischia di rimanere confinato alla dimensione teorica e programmatica, senza tradursi in interventi concreti sul territorio.

Alessandra Schofield

Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da oltre vent'anni sono vicina alle realtà associative di primo e di secondo livello degli Agenti d’assicurazione, prestando consulenza professionale nell’ambito della comunicazione. All’attivo ho anche un’esperienza nel mondo consumeristico. Attualmente collaboro con AUA Agenti UnipolSai Associati, dedicandomi a questo grande e coinvolgente progetto con passione ed entusiasmo.