Ondate di calore Decessi più che triplicati in Europa Studio dell’Imperial College London
Ondate di calore Decessi più che triplicati in Europa Studio dell’Imperial College London. Il Report scientifico recentemente pubblicato dal Grantham Institute – Climate Change and the Environment (Imperial College London) “Summer heat deaths in 854 European cities more than tripled due to climate change”, analizza il fenomeno dei decessi in Europa connessi alle ondate di calore.
L’estate 2025 è stata caratterizzata da condizioni di caldo eccezionale su gran parte del continente europeo, segnata da ondate di calore successive che hanno avuto effetti rilevanti sia sulla popolazione sia sull’economia. I picchi di temperatura si sono verificati in momenti diversi a seconda delle regioni, con un’intensificazione significativa tra la metà di giugno e l’inizio di luglio. L’Europa occidentale, nel suo complesso, ha registrato temperature medie tra le più elevate osservate negli ultimi decenni, e il mese di giugno è risultato il più caldo mai registrato.
Nel corso dell’estate, in diverse aree europee le temperature hanno superato i 40°C, arrivando fino a 46°C in Spagna e Portogallo. Tali condizioni sono state attribuite alla persistenza di un sistema di alta pressione, noto come heat dome, che ha contribuito a mantenere temperature elevate per periodi prolungati. Nel mese di luglio, anche la Fennoscandia (zona fisica e geologica che include Norvegia, Svezia, Finlandia e la parte nord-occidentale della Russia europea) è stata interessata da un’ondata di calore particolarmente persistente. In Finlandia settentrionale è stata registrata la più lunga sequenza di giorni con temperature massime pari o superiori a 25°C mai osservata, con 26 giorni consecutivi. Nello stesso periodo, l’Europa sud-orientale ha sperimentato ulteriori ondate di calore, culminate con il raggiungimento di una temperatura record nazionale di 50,5°C in Turchia.
Nel mese di agosto, un’ulteriore ondata di calore ha interessato l’intera regione mediterranea europea, con un impatto particolarmente intenso sulla Penisola Iberica. Questo episodio è stato rafforzato dalla combinazione di un heat dome e di un heat plume, ossia la risalita di masse d’aria calda provenienti dal Nord Africa e dalla Penisola Iberica stessa. In Spagna è stata registrata l’ondata di calore più intensa mai osservata, superando quella del 2022, con un’anomalia termica di 4,6°C rispetto ai valori di riferimento. Tra l’8 e il 17 agosto, il Paese ha vissuto il periodo di dieci giorni consecutivi più caldo mai registrato almeno dal 1950. Livelli di calore senza precedenti sono stati rilevati anche in Francia, in particolare nelle aree sud-occidentali, centrali e prossime al Mediterraneo.
Su scala continentale, i dati indicano che giugno 2025 è stato il quinto giugno più caldo mai registrato in Europa, luglio il quarto luglio più caldo e agosto il terzo agosto più caldo. Considerando l’intera stagione estiva, l’estate 2025 risulta la quarta più calda mai osservata, con una temperatura media di 0,9°C superiore alla media del periodo 1990–2020. Alcuni Paesi hanno registrato record nazionali: nel Regno Unito l’estate 2025 è stata la più calda mai registrata, superando il precedente primato del 2018, mentre in Francia è risultata la terza estate più calda dopo quelle del 2003 e del 2022. Al contrario, alcune aree dell’Europa orientale, tra cui i Paesi baltici, la Bielorussia e la Polonia, hanno sperimentato temperature estive leggermente inferiori alla media di riferimento.
Al di là dell’eccezionalità di queste temperature, il riscaldamento osservato in Europa si inserisce in una tendenza di lungo periodo che vede il continente riscaldarsi più rapidamente rispetto alla media globale. Un’ampia letteratura scientifica attribuisce con elevato grado di sicurezza tale aumento all’influenza umana sul sistema climatico.
Il caldo, e in particolare il caldo estremo e le ondate di calore, hanno effetti diretti sulla salute umana e sul benessere della popolazione. L’Agenzia Europea dell’Ambiente considera il caldo come il rischio climatico più rilevante e urgente per la salute umana in Europa. In passato, il continente ha registrato migliaia di decessi in eccesso ogni anno associati alle alte temperature. Durante l’estate del 2022, oltre 60.000 persone sono morte in Europa a causa del caldo estremo, e studi specifici hanno stimato che più della metà di tali decessi sia stata collegata al cambiamento climatico di origine antropica. Anche nell’estate del 2023, meno intensa dal punto di vista termico, sono stati stimati oltre 47.000 decessi correlati al caldo. Un recente studio globale ha stimato 178.000 morti legate alle ondate di calore nel 2023, con oltre il 54% attribuibile al cambiamento climatico, e ha individuato le più alte percentuali di mortalità in Europa meridionale, orientale e occidentale.
I fattori demografici e socioeconomici sono particolarmente importanti nella determinazione della vulnerabilità al caldo, con particolare riferimento all’età della popolazione. La popolazione europea è destinata a un progressivo invecchiamento, ed entro il 2050 una quota significativa della popolazione sarà probabilmente esposta a temperature estreme. In scenari di riscaldamento globale pari a +2°C, centinaia di milioni di europei potrebbero essere esposti a condizioni estive senza precedenti.
Sebbene processi di adattamento al caldo siano già in atto in alcune aree europee, questi non sono sufficienti a colmare completamente le vulnerabilità esistenti. Permangono infatti ampi divari di adattamento, e, nonostante alcuni miglioramenti, i rischi sanitari associati al caldo estremo restano elevati. Gli impatti futuri del caldo estremo non sono comunque inevitabili, ma dipendono dall’evoluzione del clima e dalla capacità di ridurre la vulnerabilità della popolazione.



