Cat Nat Percezione e consapevolezza dei rischi fisici tra le imprese italiane Banca d’Italia analizza la relazione tra pratiche di gestione e valutazione del merito di credito

Febbraio 4, 2026by Alessandra Schofield
Cat Nat Percezione e consapevolezza dei rischi fisici tra le imprese italiane Banca d’Italia analizza la relazione tra pratiche di gestione e valutazione del merito di credito

Cat Nat Percezione e consapevolezza dei rischi fisici tra le imprese italiane Banca d’Italia analizza la relazione tra pratiche di gestione e valutazione del merito di credito. Il working paper ufficiale della Banca d’Italia, pubblicato nella collana “Mercati, infrastrutture, sistemi di pagamento (Markets, Infrastructures, Payment Systems)”, Numero 70 – novembre 2025, presenta i risultati di un’indagine dedicata alle pratiche di gestione dei rischi legati al cambiamento climatico adottate dalle imprese non finanziarie italiane nell’ambito della valutazione del merito di credito, in quanto i rischi climatici di transizione (emissioni di gas a effetto serra delle imprese, consumi energetici etc.) e i rischi fisici (eventi climatici estremi) incidono sulla solvibilità delle imprese attraverso il loro impatto sulle performance economico-finanziarie e sui modelli di business.

I rischi fisici legati al cambiamento climatico rappresentano una delle due principali componenti dei rischi climatici rilevanti per la valutazione del merito di credito delle imprese non finanziarie italiane, insieme ai rischi di transizione. I rischi fisici sono intesi come quelli derivanti da eventi climatici estremi e fenomeni ambientali che possono causare danni diretti alle attività produttive, alle infrastrutture e alla continuità operativa delle imprese, con potenziali effetti sulla loro performance economico-finanziaria e sulla solvibilità.

Nel quadro dell’In-house Credit Assessment System (ICAS), i rischi fisici incidono sulla valutazione del rischio di credito attraverso il loro impatto potenziale sulla capacità produttiva, sui costi operativi e sulla resilienza delle imprese. Prima dell’indagine del 2024, tali rischi venivano prevalentemente valutati mediante un approccio top-down basato su dati settoriali o su indicatori forniti da operatori esterni, con un utilizzo limitato di informazioni specifiche a livello di singola impresa.

L’indagine sperimentale condotta dalla Banca d’Italia nel 2024 ha raccolto informazioni granulari sui rischi fisici attraverso domande dedicate agli effetti finanziari degli eventi climatici estremi, alla percezione dell’esposizione al rischio da parte delle imprese e alle strategie di mitigazione adottate, inclusa la copertura assicurativa. Le informazioni raccolte hanno riguardato sia l’esperienza diretta delle imprese in termini di danni subiti negli anni recenti, sia le valutazioni prospettiche sull’impatto potenziale di futuri eventi estremi.

Dai risultati emerge che, tra le imprese che hanno risposto alle domande sui rischi fisici, il 25% dichiara di aver subito danni diretti a causa di eventi climatici estremi nel corso degli ultimi cinque anni. Tali eventi risultano più frequenti nelle aree del Nord-Est e del Nord-Ovest del Paese. Nonostante la presenza di danni, l’impatto sulla capacità produttiva viene generalmente giudicato contenuto, sebbene effetti più significativi siano segnalati nei settori agricolo e delle utilities.

Per quanto riguarda la percezione del rischio fisico, la maggioranza delle imprese indica livelli di esposizione bassi o nulli. Circa il 70% delle imprese si colloca nelle classi più basse della scala di rischio auto-valutata. Tuttavia, il confronto tra le valutazioni soggettive delle imprese e le informazioni basate su dati territoriali esterni, in particolare le mappe ISPRA, mostra che una quota rilevante di imprese opera in aree caratterizzate da un rischio fisico medio o elevato. In particolare, tra le imprese che dichiarano una bassa esposizione al rischio, una parte significativa risulta localizzata in aree classificate come a rischio medio o alto.

Il confronto tra i punteggi di rischio auto-valutati dalle imprese e quelli forniti da un operatore esterno evidenzia una marcata eterogeneità. Solo il 29% delle imprese mostra un allineamento tra la propria valutazione interna e quella esterna. Il 35% delle imprese tende a sottostimare il rischio fisico rispetto alla valutazione esterna, mentre il 36% lo sovrastima. Questa distribuzione simmetrica indica l’assenza di un bias sistematico, ma segnala una diffusa discrepanza tra percezione soggettiva ed esposizione stimata su basi oggettive.

La discrepanza risulta particolarmente evidente per le imprese operanti in aree a rischio fisico elevato. Sebbene quasi 1/5 delle imprese risponda da localizzazioni caratterizzate da un rischio medio o alto, oltre i 2/3 di esse percepiscono la propria esposizione come minima. Inoltre, la maggioranza delle imprese che riconosce un certo livello di rischio prevede comunque effetti limitati sulla capacità produttiva.

Accanto alla percezione del rischio, l’indagine rileva le stime dell’impatto potenziale degli eventi climatici estremi sulla capacità produttiva. Tra le imprese che hanno risposto a questa specifica domanda, l’impatto medio stimato sulla produzione è pari al 19%. Tale valore risulta significativamente superiore ai danni effettivamente riportati negli ultimi 5 anni, forse segno di una valutazione prospettica che tiene conto di possibili peggioramenti delle condizioni climatiche o di eventi futuri più intensi.

Il documento distingue implicitamente tra la probabilità percepita di accadimento degli eventi estremi e la gravità delle loro conseguenze. Le imprese tendono a considerare poco probabile il verificarsi di eventi dannosi, pur riconoscendo che, qualora tali eventi si manifestassero, l’impatto potrebbe essere rilevante in termini di interruzioni operative e perdite produttive.

Un ulteriore elemento centrale dell’analisi dei rischi fisici riguarda la copertura assicurativa. Il 73% delle imprese dichiara di essere assicurato contro i rischi fisici, con una diffusione maggiore nei settori manifatturiero e dei servizi e tra le imprese di dimensioni maggiori. La copertura assicurativa risulta più elevata tra le imprese con una migliore qualità creditizia, mentre è meno diffusa tra le imprese con rating più bassi e tra quelle localizzate nel Sud e nelle Isole.

Tra le imprese prive di copertura assicurativa, la motivazione più frequentemente indicata è la percezione dell’irrilevanza del rischio fisico per la propria attività. Altre motivazioni, come i costi elevati dei premi assicurativi, la mancanza di informazioni sui prodotti disponibili o la scarsa fiducia nelle compagnie assicurative, risultano meno rilevanti rispetto a quanto emerso in precedenti indagini. Le imprese non assicurate dichiarano inoltre di adottare strategie alternative di mitigazione, tra cui investimenti in misure di sicurezza, diversificazione dei siti produttivi e di stoccaggio, piani di disaster recovery e, in alcuni casi, la rilocalizzazione delle attività in aree a minore esposizione.

Ai fini della valutazione del rischio di credito, i dati raccolti tramite l’indagine vengono utilizzati per affinare la stima dell’esposizione ai rischi fisici all’interno del sistema ICAS. La metodologia parte da punteggi di rischio forniti da un operatore esterno, basati sull’ubicazione delle sedi e delle unità operative delle imprese e sull’esposizione a fenomeni quali alluvioni e frane. Tali punteggi vengono successivamente modificati sulla base delle informazioni fornite dalle imprese, aumentando il livello di rischio in presenza di danni recenti significativi e riducendolo quando emergono misure di mitigazione efficaci, come la presenza di coperture assicurative o piani di continuità operativa.

L’integrazione delle informazioni dell’indagine comporta una revisione della classificazione dell’esposizione ai rischi fisici per una quota rilevante di imprese. In particolare, l’aggiustamento dei punteggi porta a una riduzione del numero di imprese classificate nelle fasce di rischio più elevate e a un aumento di quelle collocate nella classe di rischio trascurabile, evidenziando il valore aggiunto delle informazioni granulari raccolte direttamente a livello aziendale.

Secondo l’analisi,  l’uso di dati specifici sulle esperienze, sulla percezione del rischio e sulle strategie di mitigazione delle imprese consente una valutazione più accurata dei rischi fisici rispetto a quanto ottenibile mediante sole approssimazioni settoriali o indicatori territoriali standardizzati, rafforzando l’integrazione dei rischi fisici nella valutazione del merito di credito all’interno del sistema ICAS.

N.70-MISP

Image by SabFrei from Pixabay

 

Alessandra Schofield

Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da oltre vent'anni sono vicina alle realtà associative di primo e di secondo livello degli Agenti d’assicurazione, prestando consulenza professionale nell’ambito della comunicazione. All’attivo ho anche un’esperienza nel mondo consumeristico. Attualmente collaboro con AUA Agenti UnipolSai Associati, dedicandomi a questo grande e coinvolgente progetto con passione ed entusiasmo.