Swiss Re 318 miliardi di dollari i danni economici da disastri naturali nel 2024

Febbraio 23, 2026by Alessandra Schofield
Swiss Re 318 miliardi di dollari i danni economici da disastri naturali nel 2024

Swiss Re 318 miliardi di dollari i danni economici da disastri naturali nel 2024. Secondo il report WWF  “Tackling the Insurance Protection Gap – Leveraging climate mitigation and nature to increase resilience”, le perdite economiche da eventi estremi sono in aumento. Swiss Re stima che nel 2024 i danni economici da disastri naturali abbiano raggiunto i 318 miliardi di dollari, e il numero di “severe disasters” a livello globale potrebbe raddoppiare entro il 2040.

Molte stime correnti delle perdite economiche tendono a sottostimare l’impatto reale perché spesso escludono gran parte degli effetti indiretti e fattori cronici come l’innalzamento del livello del mare. Le previsioni più usate (incluse quelle di Swiss Re e Munich Re) in genere non contabilizzano pienamente effetti indiretti e danni non riportati; quando questi elementi, tra cui la perdita di produttività e reddito, gli impatti sanitari di lungo periodo, la perdita di biodiversità, le interruzioni operative e delle catene di fornitura, vengono incluse,  i valori risultano molto più alti.

La UNDRR United Nations Office for Disaster Risk Reduction, ha stimato che i costi annuali del rischio da disastri nel 2023 sarebbero stati circa 2,3 trilioni di dollari, laddove si considerino costi indiretti e costi ecosistemici. In base a uno studio recente su scala europea, nel 2025 il meteo estivo estremo avrebbe causato circa 43 miliardi di euro di danni diretti e indiretti nell’Unione europea (circa lo 0,26% del PIL UE 2024).

Nel periodo giugno 2024 – maggio 2025, gli USA avrebbero sostenuto quasi 1 trilione di dollari di spese climatiche combinate, reattive e proattive. E secondo Moody’s, l’impatto economico del rischio fisico del cambiamento climatico potrebbe arrivare a 41,4 trilioni di dollari (con una perdita del 14,5% del PIL globale) entro il 2050, con costi annuali pari al 9,5% del PIL negli Stati Uniti.

Le sottostime sono particolarmente rilevanti nelle aree a reddito più basso e con minore penetrazione assicurativa, dove la misurazione e la rendicontazione dei danni può essere limitata, e dove valutazioni basate sul valore degli asset possono far risultare perdite economiche inferiori anche a fronte di impatti umani ed ecosistemici comparabili o maggiori.

Laddove sono presenti una maggiore esposizione a causa dello sviluppo urbano ed economico concentrato in aree ad alto rischio come coste e pianure alluvionali, con valori immobiliari cresciuti oltre l’inflazione, maggiore vulnerabilità dovuta a politiche e pratiche di pianificazione basate su rischi storici non più coerenti e un’amplificazione dei pericoli dovuta al cambiamento climatico, con un effetto di feedback in cui eventi più distruttivi colpiscono asset più esposti e insufficientemente protetti, le perdite possono crescere anche in presenza di investimenti in riduzione del rischio.

Tuttavia, gli interventi di adattamento possono ridurre i danni: in Svizzera, investimenti in sistemi di difesa e di allerta contro le alluvioni, e la pianificazione dell’uso del suolo porterebbero, in alcuni scenari modellizzati, fino a una riduzione del 90% dei danni rispetto a uno scenario business as usual; e, in vari Paesi dell’Europa occidentale, vengono segnalati cali della mortalità da ondate di calore rispetto al 2003 grazie a sistemi di allerta, interventi di sanità pubblica e maggiore accesso al raffrescamento.

Il Libro Bianco WWF introduce inoltre una total cost perspective negli Stati Uniti in cui, oltre a perdite assicurate e non assicurate, si considerano anche quote rilevanti di spesa pubblica legata ai disastri climatici.

Ecosistemi sani, quali zone umide, foreste, mangrovie, forniscono servizi naturali di regolazione e protezione in termini di purificazione dell’acqua, regolazione climatica e stabilizzazione del suolo, riducendo impatti di alluvioni, caldo e tempeste e limitando le perdite economiche e di vite umane. Dal 1950, circa il 60% degli ecosistemi globali sarebbe stato significativamente degradato e secondo una stima della Banca Mondiale, la perdita di alcuni servizi ecosistemici selezionati potrebbe ridurre il PIL globale annuo del 2030 di 2,7 trilioni di dollari se i principali ecosistemi continuassero a collassare.

Immagine creata da Alessandra tramite ChatGpt per AUA

 

Alessandra Schofield

Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da oltre vent'anni sono vicina alle realtà associative di primo e di secondo livello degli Agenti d’assicurazione, prestando consulenza professionale nell’ambito della comunicazione. All’attivo ho anche un’esperienza nel mondo consumeristico. Attualmente collaboro con AUA Agenti UnipolSai Associati, dedicandomi a questo grande e coinvolgente progetto con passione ed entusiasmo.