WWF Ridurre la pressione sugli ecosistemi e mitigare il cambiamento climatico Azioni da attuare in parallelo

Febbraio 19, 2026by Alessandra Schofield
WWF Ridurre la pressione sugli ecosistemi e mitigare il cambiamento climatico Azioni da attuare in parallelo

WWF Ridurre la pressione sugli ecosistemi e mitigare il cambiamento climatico Azioni da attuare in parallelo. Il Libro Bianco recentemente pubblicato dal WWF Tackling the Insurance Protection Gap – Leveraging climate mitigation and nature to increase resilience evidenzia come l’aumento delle perdite economiche legate agli eventi meteorologici estremi derivi dall’interazione tra due dinamiche che si rafforzano a vicenda: da un lato il riscaldamento globale (alimentato dalle emissioni di gas serra), dall’altro la distruzione e degradazione degli ecosistemi, che riduce le difese naturali e quindi aumenta l’esposizione effettiva ai danni.

Il riscaldamento globale ha già superato soglie critiche e sta determinando eventi estremi più frequenti, intensi e meno prevedibili, quali uragani e cicloni tropicali, tempeste, siccità, incendi, calore estremo, alluvioni e frane. Nel 2024, la temperatura media globale è stata per la prima volta oltre 1,5°C sopra i livelli pre-industriali e anche le temperature superficiali del mare hanno raggiunto massimi record.

L’aumento delle emissioni è strettamente connesso all’ulteriore riscaldamento e, anche cessando oggi le emissioni, il clima continuerebbe a cambiare per decenni; inoltre, “ogni frazione di grado” peggiora gli impatti. In particolare, rispetto alla frequenza delle ondate di calore estremo, con 1,5°C si avrebbero eventi estremi circa ogni cinque anni (contro circa una volta ogni dieci anni in precedenza), con 2°C ogni tre–cinque anni, e con 4°C circa ogni quindici mesi.

Accanto alla dinamica climatica, gli ecosistemi sani giocano un ruolo importante nel ridurre l’impatto degli eventi estremi. Foreste, zone umide e fiumi a regime naturale possono rallentare e trattenere l’acqua riducendo probabilità e severità delle alluvioni; le foreste stabilizzano i versanti riducendo frane e cadute di massi; gli ecosistemi costieri attenuano mareggiate e allagamenti costieri; nelle aree urbane le chiome degli alberi contribuiscono a mitigare le temperature e quindi gli impatti del caldo estremo. Negli Stati Uniti, per esempio, le zone umide costiere avrebbero evitato circa 625 milioni di dollari di danni da inondazione durante l’Hurricane Sandy nel 2012.

La distruzione e la degradazione degli ecosistemi a livello globale, appare un fenomeno rapido e legato alla trasformazione degli ambienti naturali terrestri e marini in aree destinate ad altri usi prevalentemente antropici, con perdita o forte riduzione delle loro funzioni ecologiche originarie, al sovrasfruttamento, inquinamento e al cambiamento climatico. Il Living Planet Report 2024 del WWF riporta che le popolazioni globali di fauna selvatica sono diminuite in media del 73% in un periodo di tempo inferiore alla durata di una vita umana, e secondo una valutazione IPBES,14 servizi ecosistemici (ovvero i benefici che gli ecosistemi naturali forniscono agli esseri umani) su 18 risultano in declino. Questa degradazione si traduce nella riduzione di regolazione climatica, acqua pulita, produzione di cibo e fibre e controllo dei parassiti, aumentando la vulnerabilità di persone, luoghi ed economie.

La deforestazione, oltre a ridurre i pozzi di assorbimento di carbonio, altera i cicli idrici e aumenta il rischio di un evento alluvionale su larga scala, che può aumentare fino al 700% in aree di deforestazione diffusa, e la perdita di biodiversità indebolisce la stabilità degli ecosistemi rendendoli più soggetti a ulteriore degradazione.

La relazione tra clima e natura è un ciclo vizioso che si auto-alimenta: il cambiamento climatico danneggia ulteriormente ecosistemi già degradati (sia tramite eventi acuti come incendi e alluvioni, sia tramite stress cronici come riduzioni delle precipitazioni), mentre ecosistemi meno resilienti (con minore connettività e biodiversità) si avvicinano a punti di non ritorno; quando collassano, riducono la capacità di assorbire gas serra e possono diventare fonti di ulteriori emissioni, accelerando ulteriormente il riscaldamento. Superare 1,5°C aumenterebbe il rischio di innescare tipping points (punti di non ritorno) con effetti a cascata su ghiacciai e calotte polari, permafrost, Amazzonia, barriere coralline e correnti oceaniche, rendendo l’adattamento più difficile e costoso.

All’interno di questo gravissimo quadro, ridurre la pressione sugli ecosistemi e ripristinarli è una strategia costo-efficace per ridurre vulnerabilità e severità degli impatti, ma deve essere attuata “in parallelo” alla mitigazione climatica, e le nature-based solution (NbS), che per alcuni pericoli possono risultare più efficienti delle alternative puramente ingegneristiche.

Immagine creata da Alessandra con ChatGpt per AUA

Alessandra Schofield

Iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, da oltre vent'anni sono vicina alle realtà associative di primo e di secondo livello degli Agenti d’assicurazione, prestando consulenza professionale nell’ambito della comunicazione. All’attivo ho anche un’esperienza nel mondo consumeristico. Attualmente collaboro con AUA Agenti UnipolSai Associati, dedicandomi a questo grande e coinvolgente progetto con passione ed entusiasmo.