Cat Nat Così il cambiamento climatico rimodella il rischio nell’assicurazione
Cat Nat Così il cambiamento climatico rimodella il rischio nell’assicurazione. Il cambiamento climatico rimodella il rischio in tutte le linee assicurative, non solo nella property insurance. Secondo il recente report WWF, anche se il dibattito pubblico sul protection gap si concentra soprattutto sui proprietari di casa e sulla difficoltà di ottenere coperture adeguate e accessibili, stando alle analisi di Geneva Association e altri studi analoghi, gli impatti attraversano settori e rami diversi, coinvolgendo cinque aree: liability, business interruption, infrastrutture e asset naturali, agricoltura, salute.
La climate litigation (azioni legali e procedimenti giudiziari legati al cambiamento climatico, in cui individui o comunità chiedono ai tribunali di accertare responsabilità e ottenere interventi a seguito di danni o rischi connessi al clima) appare in crescita e in grado di aumentare i rischi di responsabilità: le richieste sporte possono riguardare danni economici derivanti da danno ambientale/climatico, chiamando in causa imprese, governi e organizzazioni. Una possibile ulteriore crescita del contenzioso potrebbe essere ricollegata a un parere del luglio 2025 della Corte Internazionale di Giustizia, che afferma obblighi legalmente vincolanti degli Stati nel prevenire danni significativi al sistema climatico e proteggere i diritti umani dagli impatti del cambiamento climatico. Il documento evidenzia ricadute su polizze D&O (costi legali e indennizzi legati a disclosure e gestione del rischio climatico) e la possibilità di dispute sulla portata delle esclusioni.
Contestualmente, cresce la minaccia di eventi estremi sulle catene di fornitura e sul commercio globale, con interruzioni a produzione e trasporti e rischi su siti critici. Le alluvioni 2024 in Vallese (Svizzera) hanno comportato lo shutdown di un impianto Novelis a Sierre e impatti stimati per Porsche tra un miliardo e due miliardi di euro; alla siccità consegue che i bassi livelli del Reno interrompano il trasporto fluviale e creino colli di bottiglia; negli Stati Uniti si è rilevata una quota significativa delle perdite economiche indirette degli incendi californiani 2018 manifestatasi fuori dallo Stato, a livello di collegamenti e filiere produttive.
Domanda e costo della business interruption insurance aumentano con l’intensificarsi degli eventi e la dimensione media dei sinistri cresce di pari passo con costi di riparazione, lavoro, possibili carenze di materiali e tempi più lunghi. Si pone inoltre un protection gap difficile da quantificare, connesso al fatto che molte coperture standard richiedono danno fisico diretto per attivare il sinistro. Di conseguenza, molte interruzioni riconducibili al clima (guasti reti di trasporto, problemi di forniture a monte) risultano non coperte o coperte solo in parte; inoltre, i requisiti di disclosure e coperture sui fornitori possono risultare carenti quando la catena è complessa o cambia. Notevole, peraltro, la disparità tra grandi imprese e PMI in termini di accesso/affordability di coperture adeguate.
Gli impatti climatici su sistemi energetici, trasporti e tecnologia si possono tradure in: stress alle reti elettriche (California e Texas) per caldo estremo e incendi; blackout, come quello prolungato dopo l’Hurricane Maria a Puerto Rico, nel 2017; l’esposizione di porti e spedizioni a innalzamenti anomali del livello del mare a causa di tempeste intense e inondazioni costiere (vedi l’Hurricane Sandy nel 2012) e la riduzione dell’attività portuale a Valencia dopo le alluvioni 2024; in hub come California e India le carenze idriche e il caldo aumentano i bisogni di raffreddamento dei data centre che, in California, consumano fino a un decimo dell’elettricità dello Stato, ove circa due quinti di tale consumo sono destinati, appunto, al raffreddamento.
Le assicurazioni per le infrastrutture variano molto; asset critici possono essere sottoassicurati o dipendere da autoassicurazione pubblica: la Port Authority di New York e New Jersey ha triplicato la quota di danni auto-assicurati perché la copertura privata è diventata troppo costosa. In assenza di assicurazione privata o pubblica adeguata, le interruzioni possono diventare costose e prolungate e il peso della ricostruzione può ricadere su imprese locali o governi.
Il protection gap per gli ecosistemi naturali, invece, è quasi totale, perché la copertura privata è molto limitata per asset naturali e per il ripristino ecologico.
Il cambiamento climatico impatta negativamente su rese e produzione zootecnica nella maggior parte delle regioni, e un clima più caldo e volatile ridurrà l’output agricolo globale anche a fronte dell’adozione di politiche di adattamento. Al momento, mancano dati isolati sugli effetti sui premi agricoli, ma esiste un gap marcato tra Stati Uniti ed Europa. Negli USA, una quota molto alta di superfici coltivate a mais, soia, cotone e grano, risulta coperta dal programma federale di crop insurance sovvenzionato, mentre in Europa, in media, solo tra un quinto e tre decimi delle perdite degli agricoltori da eventi come siccità e alluvioni risulta assicurata; di conseguenza molti agricoltori europei restano vulnerabili e dipendono da sostegni pubblici, e il report individua nella siccità il principale pericolo.
Da qui si determina la frequente necessità di sussidi e interventi emergenziali, come il pacchetto spagnolo 2023 da due miliardi e duecento milioni di euro o i pagamenti nel Regno Unito per le imprese agricole dopo le alluvioni 2024, e l’aiuto pubblico può gravare sui conti e creare dipendenza. Inoltre, alcune polizze e sussidi possono incentivare pratiche agricole che danneggiano l’ambiente, mentre l’allineamento delle coperture a obiettivi clima e biodiversità potrebbe contribuire a sistemi alimentari più resilienti.
Assolutamente rilevante, poi, la catena di impatti sanitari: eventi estremi causano morti e feriti, così come lo stress da calore, ma si registrano anche effetti cronici e secondari come l’espansione geografica di malattie trasmesse da vettori, problemi respiratori, tumori/allergie legati anche a inquinamento e incendi, e impatti sulla salute mentale. Il caldo estremo incide significativamente sui costi sanitari: l’ondata di calore europea del 2003 è associata a oltre 70.000 morti in eccesso; alcune stime riportate quantificano un peso fino a 7,1 trilioni di dollari sui sistemi sanitari per malattie legate alle ondate di calore e un possibile aumento pro capite dei costi sanitari in Europa entro il 2035 legato alla sola prevalenza di ondate di calore.
Il report, infine, evidenzia anche perdite di produttività fortemente non assicurate: l’ILO (l’Organizzazione Internazionale del Lavoro) riporta 2,4 miliardi di lavoratori esposti al caldo eccessivo, con milioni di infortuni e migliaia di decessi annui, e stima costi economici globali rilevanti; la copertura assicurativa esplicita per perdite di produttività da caldo è bassa, pur essendo presente un’evoluzione di offerte (anche di tipo parametrico). Gli effetti del cambiamento climatico sui premi Salute sono difficili da quantificare e finora limitati, ma la crescita dei costi sanitari potrebbe porre sfide a schemi pubblici e privati e ampliare disuguaglianze dove la copertura è bassa o frammentata. Preoccupa, inoltre, l’uso crescente di modelli predittivi e dati granulari, con possibili differenziazioni dei premi per vulnerabilità ed esposizione geografica.



